Progressività fiscale

Mancano pochi giorni alla chiusura della discussione (venerdì 20 ottobre). Dopo una prima maratona di approfondimento passiamo adesso ad una fase di scambi veloci con pareri e opinioni in pillole. Buttiamo nella mischia le nostre preferenze prendendo slancio da un brevissimo sunto dei commenti precedenti:

Sembra esserci consenso nel considerare la progressività fiscale sui redditi personali uno degli strumenti principali per una politica progressista che voglia ridurre le diseguaglianze sociali.

Sono stati avanzati tre livelli di proposta di aumento della progressività fiscale:

1) Moderato aumento della progressività fiscale a gettito costante

2) Incisivo aumento della progressività fiscale con aumento di gettito fino a 2 miliardi di euro

3) Radicale aumento della progressività fiscale con aumento di gettito fino a 9 miliardi di euro (cifra da mettere in relazione ai circa 40-50 miliardi di disavanzo, cioè di ulteriori debiti, previsti/proposti per il 2018 )

È stato evidenziato che la struttura e l’efficacia del sistema fiscale progressivo sui redditi personali possano essere distorte e compromesse da una serie di fattori congiunti:

a) La giungla di detrazioni e altri provvedimenti fiscali

b) L’evasione fiscale (111 miliardi!)

c) L’elusione fiscale dovuta alla mobilità delle risorse finanziarie

È stato inoltre evidenziato che un aumento delle tasse sul reddito personale potrebbe risultare inaccettabile al contribuente per via della scarsità di fiducia sul come verrebbero usate le risorse ottenute. Una proposta di aumento della progressività fiscale dovrebbe quindi essere accompagnata da un chiaro piano di spesa e progettualità in relazione al collocamento delle risorse coinvolte.

Un ulteriore aspetto che è stato messo in evidenza è che a premessa di qualsiasi intervento sul sistema fiscale sia necessario agire sul rapporto di fiducia tra fisco e contribuenti. In termini di recupero dell’evasione, di semplificazione, di comunicazione e di offerta dei servizi (un fisco moderno che aiuti il contribuente nell’adempimento dei suoi diritti e doveri)


Di seguito gli argomenti che sono stati avanzati pro e contro i 3 livelli di proposta di aumento della progressività fiscale sui redditi personali:

Di seguito alcune proposte e riflessioni affiorate durante la discussione:

PROPOSTA DI FLAVIO SERRA
Coefficiente di Gini: si tratta di una misura complessiva della disuguaglianza del reddito o della ricchezza (introdotta dallo statistico italiano Corrado Gini). In Danimarca le proposte di legge generalmente sono valutate in relazione all’impatto che si calcola abbiano sul coefficiente di Gini. Sarebbe una procedura da introdurre anche nel parlamento italiano

RIFLESSIONE DI GIUSEPPE ARDIZZONE
<< La trasformazione della nostra società ha portato ad una concentrazione delle ricchezze in un sempre minor numero di persone  senza che poi tutto questo  si trasformi in sviluppo .

Siamo in una situazione in cui la classe dominante e più ricca non assicura lo sviluppo  e l'utilizzo pieno delle risorse disponibili  e questo va affrontato con decisione . Rendita e finanza hanno maggior peso del lavoro e come ha recentemente sottolineato Prodi nel suo libro " Piano inclinato" mentre qualche anno fa ci si scandalizzava per retribuzioni dei dirigenti che arrivavano a trenta volte quelle del salario operaio, oggi si tollerano compensi superiori a trecento volte il salario .

La progressività fiscale è il primo passo da intraprendere con decisione in questo momento e la realizzazione di un nuovo welfare  che permetta l'impiego più produttivo della risorsa lavoro assicurando tuttavia al singolo lavoratore   una vita dignitosa  è uno dei primi obiettivi da realizzare >>

PROPOSTA PER OTTENERE ULTERIORI RISORSE TRAMITE UN IMPIANTO DI FORTE REDISTRIBUZIONE FISCALE CHE VADA OLTRE L'IRPEF
Ulteriori risorse fino a 20miliardi di euro potrebbero essere reperite tramite le seguenti imposte aggiuntive:

i) Tassazione specifica dello 0,20% sulle ricchezze finanziarie detenute dalla famiglie italiane (darebbe circa 6 miliardi d’euro annui)
ii) Modesto aumento della tassazione sulle transazioni finanziarie;
iii) Tassazione del 75% sugli utili delle istituzioni finanziarie ed assicurative relativi alle operazioni di derivati (ridurre i margini di guadagno per le operazioni sui derivati riduce il rischio di speculazioni)
iv) Tassazione patrimoniale progressiva sui patrimoni immobiliari superiori a 1M di euro;
v) Tassazione progressiva sulle successioni ereditarie d’importo superiore a 1M di euro;
vi) Web tax sugli utili realizzati in Italia da parte delle multinazionali del settore digitale ( ottenuto con un'azione congiunta dei diversi paesi a livello europeo)

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Il testo introduttivo originario della discussione è accessibile al seguete link:

La politica progressista e la progressività fiscale.pdf

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Aggiungete nel campo dei commenti la vostra opinione spicciola, suggerite il vostro + e il vostro - alle 3 proposte in alto, o se preferite, aggiungete il vostro approfondimento


Buona partecipazione!

Per aggiungere dei commenti, devi essere membro di Libertà è Partecipazione!

Join Libertà è Partecipazione

Inviami un'e-mail quando le persone aggiungono una risposta –

Risposte

  • Giovanni

    ho risposto a questo tuo post nella discussione "Come funzione l'economia oggi" (pagina "Temi specifici").

     

    giovanni de sio cesari 23 Ottobre 2017, alle 20:12

    Fabio

    Questo volta  non sono proprio d’accordo

    Sempre un sistema economico è supportato da una regime politico Anche le prime   societa agricole non potevano  sussistere senza un regime politico  che  difendesse i raccolti, ne conservasse una parte, stabilisse propietà,  diritti e doveri di tutti   ( … )

  • Giovanni,

    La discussione sulla globalizzazione parte da ipotesi sbagliate.  

    Ci sono due sviluppi che ci stanno creando problemi:

    a) l'aumento della dispersione dei redditi (non della ricchezza che è difficile da misurare e sulla quale non abbiamo molto da dire). 

    b) la precarietà e la scarsa forza contrattuale di molti lavoratori che porta ad una stagnazione dei loro salari che contribuisce alla dispersione dei redditi e che fa sì che i salari in molti paesi dove le cose vanno bene (Stati Uniti, Germania) non stiano aumentando anche a livelli bassi della disoccupazione.

    Ma questi due fenomeni dipendono solo in piccola parte dalla globalizzazione e in maniera molto più forte dal progresso tecnico e dalla trasformazione di tanti mercati provocata dall'apparire di nuove tecnologie.

    Prendersela con la globalizzazione è prendersela con una causa facilmente identificabile (come il Clean Power Plan di Obama per chi vuole produrre carbone o la sorveglianza bancaria), ma di importanza secondaria, invece di affrontare le cause molto più importanti del fenomeno (nei due altri esempi, il fatto che nessuno vuole più utilizzare il carbone o le tante cause delle nostre crisi bancarie che ho elencato in tanti post).

    In ogni caso, non mi sembra proprio ci sia mai stata una discussione sulla globalizzazione, né a sinistra, né a destra, perché questa si è sviluppata giorno per giorno sotto la spinta – anche lei – di eventi al di fuori del nostro controllo.

    Ritornando ai problemi dei nostri tempi, la dispersione dei redditi è dovuta, per la parte che guadagna più del resto allo sviluppo di tante professioni molto specializzate e allo sviluppo di mercati dove "il vincitore piglia tutto" e dove le dimensioni del mercato sono diventate enormi oltre ad alcune distorsioni del mercato (gli stipendi dei manager delle grandi imprese e banche).

    Per la parte che guadagna sempre meno, non vediamo una precarizzazione di chi è esposto alla concorrenza cinese o di altri paesi in via di sviluppo.  Vediamo una precarizzazione di tante categorie il cui lavoro è meno richiesto.   Non c'è differenza tra chi è esposto alla concorrenza internazionale e chi non lo è.  Vediamo una precarizzazione di intere categorie di lavoratori il cui lavoro rischia di essere sostituito da computer o intelligenza artificiale.  Negli Stati Uniti il numero dei consulenti fiscali si è ridotto enormemente.  Sono stati sostituiti da dei programmi informatici che costano un centinaio di dollari e che sono efficacissimi.

    Ma forse dovremmo continuare questa discussione uin quella sul funzionamento dell'economia.  Qui stiamo distogliendo l'attenzione dal tema proposto da Massimo.

  • Piccola disgressione riguardante a come difendersi dal pericolo furto di know how e copyright.

    Alcune aziende produttrici di macchine operative speciali leaders di mercato da tempo non forniscono al cliente ne disegni costruttivi ne schemi elettrici ne dettagli degli apparati di regolazione e comando,

    Le macchine in questione sono collegate in tempo reale con la centrale operativa del fornitore che può quindi definire tipologia e tempi di intervento per manutenzione. Si invia il tecnico e le parti di ricambio necessarie, In cantiere il tecnico non dispone di disegni costruttivi ma solo di collegamento internet con la casa madre ovviamente da effettuare su proprio PC.

    E la mancanza di documentazione ha reso praticamente impossibile copiare la macchina.

  • Giovanni

    non è del tutto vero che nessuno si è accorto di nulla. Ci sono state voci dissenzienti specialmente negli ambienti degli addetti ai lavori mentre molto limitate sono state in politica.

    Chi se ne è reso conto si è saputo muovere e proteggersi, Non so se nel frattempo la situazione  è modificata (magari Mariella potrebbe dirci qualcosa) ma in determinati campi si sono emanate normative che in pratica hanno difeso le produzioni europee.

    E di esempi ve ne sono molti . La normativa EuroNCAP sui crash  test e quelle sull'inquinamento hanno impedito che il mercato UE fosse invaso da auto a basso costo provenienti dal terzo mondo. La normativa EN10025 ha in pratica bloccato l'arrivo di acciaio a basso costo non certificato da Cina e paesi emergenti. E si potrebbe continuare per i più svariati

    Cosa è mancata è la richiesta di certificazione riguardante ambiente e rispetto di condizioni di lavoro minime e di garanzie giuridiche da parte cinese su brevetti e copyright.. Certo introdurle avrebbe rallentato l'import dalla Cina e quindi diminuiti gli utili di chi aveva investito in quel mercato.

    Ma visto il prezzo che stiamo pagando come collettività forse guidare con più oculatezza il processo di globalizzazione ne valeva la pena.

    E la risposta di

    giovanni de sio cesari 23 Ottobre 2017, alle 19:59

    Giorgio

    Non ho esperienze e competenze in merito

     Pero noterei che  si tratta di un fenomeno  generale a livello mondiale e quindi  non possiamo dare la colpa a questo  o quel personaggio o partito

  • Fabio

    Questo volta  non sono proprio d’accordo

    Sempre un sistema economico è supportato da una regime politico Anche le prime   societa agricole non potevano  sussistere senza un regime politico  che  difendesse i raccolti, ne conservasse una parte, stabilisse propietà,  diritti e doveri di tutti  

    Nei nostri tempi in situazioni analoghe i regimi comunisti hanno prodotto disastri immani mentre  quelli liberistici hanno permesso uno spettacolare progresso

     Anche la globalizzazione è una scelta politica  (intesa come quel regimo in cui posso produrre merci  in qualunque  paese e venderlo  in qualunque altro paese )  

    Se, come  dici,  non ci sono stati  atti  per promuoverlo (ma non mi pare) vuol dire che non ci sono  stati per ostacolarlo: è la stessa cosa  

    La facilita di comunicazione puo essere un requisito che la favorisce ma non basta certo Il fatto che è facile trasportare l’acciaio dalla  Cina all’europa non significa  che non ci debbano essere dazi per riequilibrare i diversi costi dei lavoratori o che non ci debbano essere vantaggi per ambedue le economie.  Il fatto che è facile gettare un sasso da un cavalcavia non significa che bisogna buttarlo. 

    Fabio Colasanti 23 Ottobre 2017, alle 0:15

    Giovanni,

    la distinzione che tu fai tra "commercio internazionale" e "globalizzazione" è dovuta a cose oggettive e non controllabili.   La riduzione dei dazi doganali risale a dopo la seconda guerra mondiale (una delle organizzazioni internazionali che doveva essere creata a Bretton Wood nel 1944 riguardava il commercio;  divenne prima il GATT e poi, dopo parecchi anni, il WTO).

    In Europa abbiamo abolito i dazi con la creazione del Mercato Comune nel 1957 e abbiamo abolito gli ostacoli non tariffari negli anni successivi e soprattutto con il programma chiamato "1992".

    Quello che ha portato alla globalizzazione che conosciamo oggi non sono cambiamenti normatrivi, non sono cambiamenti nelle regole (non ci sono stati grandi accordi commerciali negli ultimi trenta anni).  La globalizzazione è dovuta a tre elementi:

    a) la stabilizzazione politica di tanti paesi dall'Europa dell'est dopo la caduta dell'Unione Sovietica alla CIna e a tanti paesi in via di sviluppo.

    b) la riduzione del costo dei trasporti dovuta alla generalizzazione dell'uso dei container e alla costruzioni di navi sempre più grandi;

    c) lo sviluppo delle telecomunicazioni e il quasi azzeramento del loro costo (internet e telefonate via internet).

    La globalizzazione non è stata quindi uno sviluppo politico nei confronti del quale si è dovuto prendere posizione e sul quale la socialdemocrazia abbia commesso o no degli errori.  La globalizzazione è stato uno sviluppo spontaneo, inarrestabile e fuori dal controllo di ogni singolo stato.   

    Per frenare la globalizzazione si sarebbero dovuti fare degli accordi internazionali.  Non ci sono stati accordi generali che hanno favorito la globalizzazione.

    Il caso specifico della apertura del commercio con la Cina è stato dovuto alla forte volontà della nostra industria (di tutti i paesi industrializzati) di avere una fetta di un mercato che si annunciava di dimensioni spettacolari.  Per gli altri paesi non ci sono stati accordi particolari, se non l'ampliamento dell'Unione europea a 12 nuovi paesi nel 2004/2007.  Ma questo è stato dovuto a considerazioni geo-politiche ben più importanti.

  • Fabio

    bene : ma secondo te perche queste politiche di redistribuzioni non sono state  e non sono  attualmente  perseguite?

    Un motivo ci sara pure :  io penserei a uno

    Fabio Colasanti 23 Ottobre 2017, alle 0:01

    Giorgio,

    quello che è sempre mancato in Europa e negli Stati Uniti sono stati meccanismi di rdistribuzione.  L'apertura al commercio mondiale avvantaggia alcune imprese e alcuni settori che vedono la loro produzione e occupazione aumentare.  Al tempo stesso colpoisce alcune produzioni domestiche che non sono più competitive.

    In tutti i paesi industrializzati abbiamo aperto sempre più le economie (cosa che era vantaggiosa per l'insieme della collettività), senza mai preoccuparci dei "perdenti".  Negli Stati Uniti esistevano delle leggi redistribuitive di questo tipo (di dimensioni trascurabili), ma non sono più state rifinanziate dopo la fine degli anni sessanta.  In Europa abbiamo avuto un fondo di aggiustamento di dimensioni simboliche.

    Questo è, secondo me, uno degli sbagli collettivi che abbiamo fatto.  E' andato di pari passo con l'indebolimento delle politiche redistributive generali ed stato accompagnato dal mantra della "riduzione delle tasse" come stimolo alla crescita (cosa mai veramente dimostrata).   Il tema della riduzione delle tasse (con la bufala della "curva di Laffer") rimonta a Ronald Reagan

    Fabio Colasanti
    Il Circolo Libertà è Partecipazione è un Circolo del PD riconosciuto il 7 aprile 2011
  • Fabio

    Ma non si tratta   di standard dei prodotti ma degli  standard lavorativi (salariali normativi  ambientali) che sono molto diversi e rendono quindi concorrenziali  i prodotti  e mettono i nostri fuori mercato, come notava Giorgio per l’accaio  :

     

    Fabio Colasanti 22 Ottobre 2017, alle 23:55

    Giovanni,

    Ma la forza commerciale dell'Europa è tale che tutto il mondo produce oggi beni che rispettano le norme europee per quanto riguarda i prodotti stessi.   Per vendere in Europa i produttori di tutto il mondo devono rispettare le norme europee per i prodotti e molto spesso rinunciano a produzioni separate e vendono anche all'Africa, all'America, all'Asia e all'America Latina prodotti che rispettano le norme europee.

    Fabio Colasanti
    Il Circolo Libertà è Partecipazione è un Circolo del PD riconosciuto il 7 aprile 2011
  • Giorgio

    Non ho esperienze e competenze in merito

    Pero noterei che  si tratta di un fenomeno  generale a livello mondiale e quindi  non possiamo dare la colpa a questo o quel personaggio o partito

    Tutti noi di destra, di sinistra, di centro abbiamo pensato che la globalizzazione avrebbe portato benefici a tutti    In realta si era sottovalutato il fatto che avrebbe impoverito una parte consistente della popolazione e  a mio parere soprattutto che avrebbe reso inefficiente l’intervento moderatore dello stato  che è stato  il segreto ( da tutti conosciuto ) del superamento  di grandi masse da una  miseria millenaria

    giorgio varaldo 22 Ottobre 2017, alle 21:57

    Giovanni

    rimangono senza risposta una serie di domande.

    Era proprio necessario far finta che l'economia cinese fosse di mercato quindi aprire alla CIna le porte del WTO in modo così rapido sapendo che la competizione era asimmetrica?

    La sinistra al tempo al governo in Italia ( e se ben ricordo anche in Francia ed in Germania) si è resa conto di quali sarebbero state le ricadute negative in patria?

    Rimane poi la constatazione che il consumatore avrebbe avuto vantaggi se i prezzi di vendita dei beni prodotti in Cina a costi di produzione cinese avrebbe potuto acquistarli a prezzo inferiore  di quello pagato per beni prodotti in patria.

    Ed inoltre quale è stata la tassazione sul guadagno di chi produceva in Cina (a prezzi cinesi) e vendeva in Europa (a prezzi europei)?

    Capisco se questa politica la avessero perseguita paesi governati dalle destre. Ma non da paesi governati dalle sinistre.

    Personalmente ho una mia teoria. Ma non la cito. Racconto un fatto avvenuto durante una riunione in azienda. In Sardegna era presente un grande stabilimento produttore di materiale per il controllo del flusso di acciaio dalla siviera che definiremo (A). Al tempo una nuova tecnologia aveva preso campo ed era stato costruito un nuovo stabilimento in grado di produrre materiale per la nuova applicazione tecnologica che definiremo (B) che ovviamente avrebbe sostituito (A). Alla fine di una riunione in direzione un alto dirigente presenta i programmi per gli anni successivi. Presenta una tabella riepilogativa delle produzioni e noi tecnici strabuzziamo gli occhi. Erano previste sia le produzioni (A) che quelle (B).

    Non è che i nostri bravi e preparati politici del tempo (Violante D'Alema Amato ecc ecc) con produzioni cinesi e locali abbiano seguito lo stesso schema? 

  • Giovanni,

    la distinzione che tu fai tra "commercio internazionale" e "globalizzazione" è dovuta a cose oggettive e non controllabili.   La riduzione dei dazi doganali risale a dopo la seconda guerra mondiale (una delle organizzazioni internazionali che doveva essere creata a Bretton Wood nel 1944 riguardava il commercio;  divenne prima il GATT e poi, dopo parecchi anni, il WTO).

    In Europa abbiamo abolito i dazi con la creazione del Mercato Comune nel 1957 e abbiamo abolito gli ostacoli non tariffari negli anni successivi e soprattutto con il programma chiamato "1992".

    Quello che ha portato alla globalizzazione che conosciamo oggi non sono cambiamenti normatrivi, non sono cambiamenti nelle regole (non ci sono stati grandi accordi commerciali negli ultimi trenta anni).  La globalizzazione è dovuta a tre elementi:

    a) la stabilizzazione politica di tanti paesi dall'Europa dell'est dopo la caduta dell'Unione Sovietica alla CIna e a tanti paesi in via di sviluppo.

    b) la riduzione del costo dei trasporti dovuta alla generalizzazione dell'uso dei container e alla costruzioni di navi sempre più grandi;

    c) lo sviluppo delle telecomunicazioni e il quasi azzeramento del loro costo (internet e telefonate via internet).

    La globalizzazione non è stata quindi uno sviluppo politico nei confronti del quale si è dovuto prendere posizione e sul quale la socialdemocrazia abbia commesso o no degli errori.  La globalizzazione è stato uno sviluppo spontaneo, inarrestabile e fuori dal controllo di ogni singolo stato.   

    Per frenare la globalizzazione si sarebbero dovuti fare degli accordi internazionali.  Non ci sono stati accordi generali che hanno favorito la globalizzazione.

    Il caso specifico della apertura del commercio con la Cina è stato dovuto alla forte volontà della nostra industria (di tutti i paesi industrializzati) di avere una fetta di un mercato che si annunciava di dimensioni spettacolari.  Per gli altri paesi non ci sono stati accordi particolari, se non l'ampliamento dell'Unione europea a 12 nuovi paesi nel 2004/2007.  Ma questo è stato dovuto a considerazioni geo-politiche ben più importanti.

  • Giorgio,

    quello che è sempre mancato in Europa e negli Stati Uniti sono stati meccanismi di rdistribuzione.  L'apertura al commercio mondiale avvantaggia alcune imprese e alcuni settori che vedono la loro produzione e occupazione aumentare.  Al tempo stesso colpoisce alcune produzioni domestiche che non sono più competitive.

    In tutti i paesi industrializzati abbiamo aperto sempre più le economie (cosa che era vantaggiosa per l'insieme della collettività), senza mai preoccuparci dei "perdenti".  Negli Stati Uniti esistevano delle leggi redistribuitive di questo tipo (di dimensioni trascurabili), ma non sono più state rifinanziate dopo la fine degli anni sessanta.  In Europa abbiamo avuto un fondo di aggiustamento di dimensioni simboliche.

    Questo è, secondo me, uno degli sbagli collettivi che abbiamo fatto.  E' andato di pari passo con l'indebolimento delle politiche redistributive generali ed stato accompagnato dal mantra della "riduzione delle tasse" come stimolo alla crescita (cosa mai veramente dimostrata).   Il tema della riduzione delle tasse (con la bufala della "curva di Laffer") rimonta a Ronald Reagan.

This reply was deleted.