Per un programma elettorale

Cari amici vi presentiamo una bozza di programma, che dovrebbe diventare il contributo del nostro circolo per la prossima campagna elettorale.

Vedrete che alcuni punti non sono stati svolti, ed altri sono solo abbozzati. Abbiamo bisogno quindi delle vostre competenze ed esperienze, per avere un documento valido che possa essere di aiuto al partito.

Ci aspettiamo quindi il vostro contributo per arrivare, Prima di Natale, ad avere il programma del circolo.

Intervenite numerosi

Il comitato direttivo

 

Programma politico

Verso un’Italia 4.0

 

Società e diritti civili e sociali

 

Europa

Il Partito democratico vuole che l’Italia resti nell’Unione Europea e vuole contribuire a migliorarne il funzionamento e sostenerne il  potenziamento.

E’ necessario che il Partito Democratico sviluppi una narrazione positiva, una visione positiva dell'Europa che possa convincere le nuove generazioni e che possa permettere di trovare punti di incontro con quello che vuole il resto dei cittadini europei.  

Il messaggio del Manifesto di Ventotene, che mette l’Europa prima degli stati nazionali,  deve diventare la bussola politica dell’Europa e l’Italia deve adoperarsi per questo. Ma occorre anche prendere atto che il processo di integrazione europea  si è basato  su di un approccio  più pragmatico  che potremmo sintetizzare così:  dobbiamo stare assieme perché abbiamo bisogno gli uni degli altri.  

In questa ottica, ci sono tante cose che devono essere fatte dagli stati nazionali e ci sono alcune cose che possono essere fatte in maniera efficace solo a livello comune, a livello europeo. L’azione del prossimo governo sarà volta quindi  al sostegno della moneta unica ed alla integrazione di ulteriori funzioni, dalla difesa alla gestione dell'eurozona, dallo sviluppo delle nuove tecnologie, alla politica energetica e all'immigrazione.

 

Energia e Ambiente

Il 10 novembre 2017 è stata pubblicata la nuova strategia energetica nazionale (SEN), un documento che contiene gli obiettivi da raggiungere in campo energetico entro il 2030. A questo documento dovrà seguire, entro il 2019, un insieme di leggi  in grado di realizzare concretamente questi obiettivi, il Piano Energetico Nazionale (PEN). Il nuovo governo dovrà quindi procedere a questo importante passo, delineando in piano di validità almeno ventennale, che dovrà essere periodicamente aggiornato e rivisto, anche alla luce delle rapide evoluzioni tecnologiche di questo settore.

Il PEN dovrà quindi prevedere degli obiettivi di base da raggiungere entro il 2030.

Gli obiettivi della SEN sono realistici e  tengono presente l’ostacolo maggiore alla penetrazione delle rinnovabili, che è rappresentato dalla gestione intelligente della rete elettrica e dalla presenza di impianti di accumulo energetico. Questi limiti  potranno quindi essere ulteriormente superati se la evoluzione delle tecnologie    lo permetterà.

In accordo con la SEN, gli obiettivi del piano energetico dovranno consentire, entro il 2030, di

  1. passare dal 17% attuali al 28% di energie rinnovabili sui consumi totali complessivi,  dal 33%  al 55% nei consumi elettrici, dal 19% al 30% nei consumi termici e dal 6% al 21% nei trasporti.
  2. ridurre ii consumi energetici attraverso l’efficienza energetica di almeno 10 MTep (Milioni Tonnellate di Petrolio equivalenti) ;
  3. eliminare entro il 2025 la fonte fossile più inquinante, il carbone. Il sistema elettrico sarà quindi basato essenzialmente su gas e rinnovabili.
  4. raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico.

Questi obiettivi dovranno far mantenere all’Italia il ruolo attuale di leader europeo nel campo dell’uso delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e nella riduzione delle emissioni dannose per il clima.

Politiche di sviluppo

Il nostro paese è ultimo per produttività e non ha ancora recuperato il PIL del 2008, prima della crisi economico finanziaria. Una vera e propria catastrofe, che può essere superata non incrementando il debito, ma rimuovendo nel più breve tempo possibile le  vere cause di questa débacle, senza avere timore di toccare privilegi o consuetudini incrostati negli anni.

Si deve smettere di pensare che la ripresa economica dipenda da investimenti pubblici a debito. Il fattore dominante è invece molto semplice: bisogna fare prodotti competitivi che si vendano.

Occorre pertanto un nuovo piano per la produttività e la crescita, che continui le politiche già iniziate e basato sui punti seguenti. Queste norme devono essere attuate nei primi due anni di governo:

1. Stabilizzare la spesa pubblica per le pensioni e indirizzare nuove   per sostenere i giovani e le iniziative produttive.
2.  Applicare le nuove politiche per la ricerca e innovazione delineate in questo programma.
3. Semplificare drasticamente la burocrazia, portando i tempi di realizzazione di nuove iniziative allo stesso livello dei paesi concorrenti. Ci siamo abituati a norme assurde come se fossero inevitabili, questo va cambiato. Un esempio per tutti: il bollo elettronico.

4. Dare tempi certi alle imprese per la realizzazione di nuove iniziative, rivedendo le norme che permettono ricorsi immotivati che ritardano da anni le grandi e piccole opere.

5. Favorire la nascita di medie e grandi imprese o consorzi di imprese (“silicon valley projects”), attraverso norme favorevoli e attuando le nuove tecnologie dell’industria 4.0, la cui implementazione è già iniziata ad opera degli ultimi governi.

6. Avere una giustizia rapida  ed efficiente per tutti,  incluse le imprese.

7. Attuare norme fiscali favorevoli per le nuove imprese.  
 

Lavoro

Il  Jobs Act  ha semplificato la legislazione definendo chiaramente il ruolo delle aziende e quello dei lavoratori, ponendo fine ad una serie di situazioni equivoche, ingiustizie e disuguaglianze di trattamento, dannose sia per i lavoratori sia per le finanze dello stato.

Le politiche del Jobs Act vanno però migliorate e completate. Invece che arroccarsi su un ripristino simbolico dell’art 18, di fatto già depotenziato e nella pratica cancellato dalla legge del governo Monti-Fornero del 2012, proponiamo di proseguire le politiche di sostegno e tutela del lavoratore, in termini   sia economici sia professionali, separandole da quelle dall’azienda. Mentre l’una dovrà seguire le leggi del mercato e propri piani industriali, la tutela del lavoratore e la sua riqualificazione dovrà essere l’obiettivo principale delle politiche sul lavoro del governo.

 Lavoratori validi messi fuori gioco dalle nuove tecnologie non andranno prepensionati, ma seguiti , formati e messi in grado di contribuire a se stessi, alla propria famiglia ed alla società.

L’assunzione dei giovani richiederà un salto culturale e non solo politico: i giovani vanno tutelati, incentivati ed inseriti al più presto in modo stabile nel sistema  produttivo, per creare quel senso di appartenenza al progetto sociale collettivo che è il presupposto dello sviluppo equilibrato, equo e ottimale di ogni società organizzata.

Ogni investimento sulle politiche del lavoro dovrà sostenersi su proposte industriali valide basate su un nuovo piano della produttività e non essere programmato a deficit, incrementando il debito pubblico. Questo l’Italia non se lo può più permettere, per la tutela stessa del futuro dei lavoratori e delle nuove generazioni.

 

Politica Fiscale

Ci poniamo come obiettivo realistico la diminuzione della pressione fiscale sui cittadini agendo sulla evasione e sulla elusione. I maggiori introiti ricavati da queste politiche andranno all’inizio non tanto alla riduzione delle aliquote, ma ad un aumento della entità e del tipo delle deduzioni e detrazioni per i cittadini, realizzando un concreto sostegno per i singoli e le famiglie facendo attenzione ai casi concreti e alle situazioni di reale difficoltà. .

Proponiamo una rimodulazione della progressività fiscale IRPEF a gettito costante.

0-15mila       euro    23%

15-28mila     euro    27%

28-55mila     euro    35%

55-75mila     euro    41%

75-120mila   euro    45%

> 120mila      euro    49%

 

Pubblica Istruzione

 

 

Università e Ricerca

Quando ci si occupa di Università e ricerca si incontrano subito delle sorprese. L’Italia si contende con la Grecia l’ultimo posto nella UE su tutti i parametri che caratterizzano la qualità del  sistema. A partire dalla spesa rispetto al PIL (1.3% rispetto al 2.8% degli altri paesi), proseguendo col numero di ricercatori, di giovani con istruzione universitaria,  di dottorati, di brevetti e  di ricercatori impegnati nel sistema produttivo.  

Nei prossimi anni per l’Università non occorrono drastiche riforme, ma l’attuazione in tempi certi e a regime di quello che si è fatto in passato in modo frammentario: finanziamenti e politiche del reclutamento stabili e sufficienti pe garantire una espansione del sistema che ci riporti in linea con gli altri paesi per numero di laureati e investimenti nella didattica e nella ricerca, valutazione attenta delle strutture universitarie e conseguente politica finanziaria che garantisca una qualità dei servizi offerti omogenea sul territorio, premiando il merito e le eccellenze e incentivando a recuperare le carenze che si rilevano.

In questo settore facciamo due   proposte.

1.         Creazione della Agenzia Nazionale della Ricerca

Proponiamo una agenzia indipendente  cioè l’istituzione di un’Agenzia Nazionale della Ricerca, analogo all’americana National Science Fundation (NSF) e alla DFG tedesca, il cui direttivo è di nomina governativa ma composto solo da scienziati. 

L’Agenzia dovrà provvedere  ai finanziamenti  dei fondi destinati alla ricerca fondamentale e di base, in modo indipendente e solo sulla base della validità dei progetti. Come negli USA e in Germania, il governo può e deve  indicare le priorità della politica per quanto riguarda la ricerca, ma il finanziamento di ogni progetto specifico avviene in modo indipendente dalla politica, sulla base del merito scientifico attraverso le Agenzie Nazionali.

La stabilità e la trasparenza delle regole verrebbe assicurata  dall’Agenzia,  consentendo certezza nei finanziamenti e nella definizione  dei  percorsi  di formazione per i giovani ricercatori.

La mancanza pressoché totale del requisiti della stabilità delle regole, tipico della situazione italiana degli ultimi decenni, nuoce alla Università e alla ricerca molto più della scarsità cronica di finanziamenti.

2.         Un Ente di Ricerca per la ricerca Applicata

La ricerca applicata sviluppa le conoscenze frutto della ricerca di base consentendo la loro applicazione nei contesti produttivi, iniettando tecnologia e innovazione nel tessuto produttivo del paese. 

La ricerca applicata è dunque alla base della possibilità di creare nuove imprese ad alto contenuto di conoscenza mediante il trasferimento tecnologico.  

Nonostante le esperienze di trasferimento tecnologico nel nostro paese siano  in aumento, la complessità del processo e la distanza culturale tra il ricercatore e l’imprenditore  rendono il numero di successi ancora molto limitato.

Noi proponiamo la creazione di un ente italiano per la ricerca applicata sul modello del Fraunhofer-Gesellshaft tedesco, il quale è un ente di ricerca a capitale misto con un bilancio di 2.5 miliardi, 30% pubblico, 70% privato, che si occupi di creare iniziative di innovazione tecnologica e industriale in campi come la tecnologia dell’informazione,   le scienze della vita, la scienza dei materiali e la microelettronica. Va quindi invertito il meccanismo perverso attualmente in atto,  cioè capitali interamente pubblici messi in mano a gestioni private al 100%, un modello che si sta rivelando fallimentare e di spreco di risorse.

 In alternativa alla creazione di un nuovo ente, si può valutare  la trasformazione ed il rilancio dell’ENEA, che  dipende dal ministero dello sviluppo economico (MiSE), e che ha già svolto e svolge in parte questa missione, anche con buoni risultati e successi.

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Le risposte a questa discussione sono chiuse.

Risposte

  • Lavoro

    il licenziamento dei dipendenti ammalati è previsto dalle norme attuali (se il periodo di assenza supera i 6 mesi).

    Pertanto occorre modificare la giurisprudenza in merito. La strada da seguire è quella del welfare e non della sanzione

  • Lavoro

    Via i limiti di età dai concorsi pubblici, dai concorsi per le forze armate e per le forze di polizia perché costituiscono una forma di discriminazione razziale. La discriminazione razziale per motivi anagrafici avviene anche nel lavoro privato e come tale va eliminata, gli incentivi alle assunzioni devono riguardare tutti i disoccupati e non solo i giovani fino ai 29 anni di età. Il lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione e come tale si deve considerare visto che oggi il lavoro non viene più considerato come tale. Forti sanzioni pena il carcere per i responsabili di impresa nel caso di licenziamenti di donne incinte, dipendenti con familiari malati a carico e figli minorenni. Forti sanzioni anche nel caso di licenziamento di dipendenti malati. Aiuti alle imprese e riduzione delle tasse alle imprese che assumono a prescindere dall'età della persona assunta.

    Sicurezza

    Abolizione dell'eccesso di legittima difesa

    Welfare:

    Finanziamento dai 2000 euro in su per le famiglie che decidono di avere figli

  • X 19% intendo con le detrazioni con  80euro di " RENZI . ALTRIMENTI LA FASCIA minima e al 23%  . Fino a 8000 euro non esiste il lordo , sopra sempre al netto scattano le aliquote , in sostanza in busta paga hai le trattenute. IRPEF . Sotto no. Questo x quello che riguarda i salariati e i pensionati. La soglia no tax  ARIA X i pensionati e stata portata dal governo RENZI a 8000 euro,  I SALARIATI GIÀ L' AVEVANO , sopra non usufruiscono Delle detrazioni IRPEF i pensionati. Forse non mi spiego bene , anche perché il discorso non è facile in materia contratti aliquote pensioni ecc ecc .

  • Paolo S

    nel sud esisteva (e tuttora esiste ) il problema collegamenti.

    In particolare a Taranto era impossibile ricevere e spedire materiali per  ferrovia. Le reti ferroviarie erano del tutto insufficienti a coprire il traffico merci costringendo a ripiegare sul trasporto via camion. Negli anni 80 si trattava di milioni di tonnellate anno.

    E la situazione attuale non credo sia poi tanto migliorata. Stesso discorso riguarda il traffico passeggeri . In questa ottica anche il nord est non è che goda di situazioni migliori. Per raggiungere Venezia da Udine se tutto va bene sono necessarie un paio di ore.. alla velocità supersonica di quasi 50 km/ora

    Pertanto le risorse dovrebbero esser indirizzate essenzialmente al traffico su rotaia con linee ad alta velocità per il traffico passeggeri e linee dedicate per il traffico merci.

    Riguardo agli aeroporti il problema non credo sia la carenza bensì l'abbondanza. Due aeroporti internazionali in Puglia (Brindisi e Bari) a meno di 100 km l'uno dall'altro sono troppi. Cinque in Calabria sono una esagerazione. Meglio concentrare il traffico in un unico polo.

  • Grazie ad Ornati. Ho fatto qualche verifica mi pare che la fascia esente sia di 8000 euro lordi sia per pensionati che per lavoratori dipendenti. Oltre, fino a 15000 € scatta aliquota del 23%. Non ho trovato riscontro di aliquota al 19%.

    Ecco, non sarebbe male per questioni di equità e per smontare il discorso demagogico ed impossibile del 15% uguale per tutti, introdurre una fascia (la prima dopo quella esente) da 8001€ a 10000 (o 12000) € al 15%.

    Claudio pontiggia Genova

  • La NO TAX AREA X i lavoratori dipendenti e 8000 euro netti, x i pensionati è stata estesa X le pensioni fino a 8125 netti ( anno 2016  ) dove non pagano nessuno tipo di IRPEF , STATALE REGIONALE COMUNALE. Se X i pensionati è una " buona " iniziativa, il problema nasce x tutti i lavoratori che superano anche di pochissimo gli 8000 sempre al netto. Qui scatta l'aliquota del 23% , che scende X gli 80 euro al mese  di detrazione solo X i lavoratori ( RENZI ) in sostanza basta superare di poco e si passa al 19 % fino a 15 mila netti . Senso o non senso, se io lavoratore supero gli 8000 mila netti vengo tassato al 19 % , es. Se a  una COLF  viene dato uno stipendio di 10000 euro all'anno,  e il suo datore non gli paga IRPEF , la COLF è ritenuta a fare il 730 O UNICO e avrà a suo carico 1900 euro di tasse IRPEF . Fai te caro Pontiggia i conti , come ho già scritto la no tax area andrebbe estesa ai 10000  EURO  netti , magari anche X i pensionati, e da 10000 mila ai 15 mila o 16 mila andrebbe messa l'aliquota del 15% . Due motivi tra altri, primo si da più equità agli " meno agitati" , secondo dimmi te a chi conviene firmare un contratto di poco superiore agli 8000 se fino a quella cifra non paghi IRPEF E APPENA SOPRA HAI IL 19 % , così facendo si alimenta il lavoro in NERO , ho la messa in regola con contratti inferiori e il resto FUORI BUSTA  . CAPISCO CHE QUESTA OPERAZIONE AVREBBE UN COSTO ELEVATO X LO STATO , tutto comunque come sempre è legato alla lotta all'evasione fiscale ( 100 milioni è più all'anno) .  è uno eterno problema di tutti i governi, soprattutto di " sinistra" , IL GOVERNO RENZI È RIUSCITO A DARE GLI 80 EURO di detrazione IRPEF ai LAVORATORI, non ai pensionati, MEGLIO DI NULLA MA È POCO . .............  

  • Quanto al tema fisco faccio notare che esiste una fascia esente. Non si può scrivere 0/15.000 23%...

    Non ricordo se la fascia esente è fino a 10.000 € lordi?

    Inoltre la prima aliquota, anche per una fascia molto piccola (10.000/15.000?) potrebbe essere 15%, come risposta a chi propone la flex tax per tutti al 15%... 15% Sì ma solo per redditi bassi seppure tassati...

    Cordialità, claudio pontiggia genova

  • Paolo Scibetta, finalmente. Il programma politico deve essere calibrato tenendo conto dei vari contesti provinciali per renderli omogenei sotto il profilo dello sviluppo. Partiamo riscrivendo il capitolo delle politiche dello sviluppo. Non si possono pensare politiche delle sviluppo per i vari territori incrementando solo i numeri, come industria 1, 2, 3, 4; agricoltura 1,2,3,4 senza manco aver capito cosa erano le precedenti versioni. E' in atto una profonda trasformazione nelle politiche industriali che rendono sempre più forti le economie virtuali. Queste fanno crescere pochi e impoverire tanti. Nella provincia della Capitanata stiamo costruendo il primo nodo provinciale di una rete reginale, multiregionale e nazionale con il quale pensiamo che le nuove politiche dello sviluppo e della economia debbano vedere coinvolte le comunità, facendo solidarietà, coesione, integrazione. Noi siamo alle prese con quella che viene detta "terza rivoluzione industriale".

  • Problema sud

    potenziamento reti viarie e ferroviarie per rendere più celeri i trasporti e facilitare il trasferimento di materie e prodotti dell'agricoltura dal sud al nord e viceversa .

      Problema isole :oltre al rifacimento delle reti ferroviarie e stradali creare un  regime agevolato con incremento di voli aerei e riduzione delle tariffe.

     da meridionale e da isolano ho voluto sottolineare soprattutto queste priorità senza le quali ogni sviluppo  è praticamente impossibile.

    Grazie e auguri 

    paolo scibetta 

  • Appoggio

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