Cari amici, in questi giorni si discute di alleanze in vista delle prossime elezioni. Bersani ribatte che quelle del nostro segretario sono solo chiacchere vuote e Speranza chiede discontinuità, cioè l'annullamento di Matteo Renzi e delle primarie che lo hanno riconfermato alla guida del nostro partito.

E' una storia iniziata subito dopo l'avvio del governo Renzi, con l'appoggio di tanta stampa e televisioni compatte come non mai nel cercare di screditare il suo e il nostro impegno politico. Riproduco al riguardo un breve testo che avevo mandato in giro, senza alcun successo, nel luglio del 2014, quando per qualche settimana ebbe molta popolarità un nostro nuovo senatore: Corradino Mineo.

Prepariamoci ad una campagna elettorale forte ed efficace!

Giovanni

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CORRADINO MINEO, LE POLEMICHE INTERNE E UNA GRANDE SPERANZA PER IL PD E PER L'ITALIA.

(14 luglio 2014)

Ricordo benissimo il mio primo incontro con Corradino Mineo: una sera di primavera del lontano 1974, in piazza Maria Teresa a Torino. "Giovane era e bello e di gentile aspetto", avrebbe detto Dante, e divenne subito simpatico ai giovani compagni di quegli anni che frequentavano la sede del Manifesto. Anche la sua fidanzata, di cui riferisco solo il nome: Tiziana, era giovane e bella e forse un po' secchiona, proprio come il ministro Maria Elena Boschi che Corradino pochi giorni fa ha maliziosamente apostrofato con queste parole.

Corradino Mineo aveva un fascino un po' speciale per tutti noi: non solo perché veniva da Roma, dalla mitica sede del Manifesto di via Tomacelli, di cui in qualche modo rappresentava un inviato speciale, ma perché era nipote di un intellettuale marxista siciliano, eretico e radiato dal PCI, Mario Mineo, a sua volta figlio di un illustre matematico e scienziato accademico dei Lincei, di cui il nostro porta il nome glorioso: Corradino.

Già allora il nostro giovane compagno ci raccontava di complotti e contrasti nelle alte sfere romane, di cui capivamo poco; per esempio quelli connessi a Giorgio Benvenuto, per tanti anni segretario generale della UIL e cofondatore della FLM.

Per qualche mese Corradino fece il corrispondente da Torino del Manifesto, fino a quando fu assunto al telegiornale RAI del Piemonte, lasciando il suo posto a Loris Campetti. Alla RAI Corradino Mineo ha fatto carriera, prima come corrispondente da Parigi e da New York, infine come direttore di Rainews24.

L'ho sempre seguito con simpatia, anzi con amicizia, ripromettendomi e sperando di salutarlo di persona, prima o poi.

Quanto mi sta deludendo, adesso, Corradino Mineo! Lo dico con dispiacere, ma senza mezzi termini. Da quando è diventato antesignano di un'opposizione preconcetta al segretario del suo partito, del nostro partito, e del governo. Un’avversione a Matteo Renzi tanto definitiva quanto apparentemente signorile e garbata.

Dice Corradino: prepotenti noi? Matteo Renzi tratta con tutti: Berlusconi, i grillini, Alfano, la Lega; solo con noi non ci sta! Chi lo sente può cascarci, in buona fede, ma ingenuamente. Perché è normale che il segretario di un partito tratti con le altre forze politiche; non altrettanto che debba farlo all'interno del proprio partito. Al proprio interno può e anzi deve discutere, ma è un’altra cosa; deve discutere con tutti e con quanti non la pensano come lui. Però non all'infinito e nella paralisi, perché all'interno di un partito devono valere, pena l’inconcludenza, i meccanismi democratici della leadership ed i ruoli di maggioranza e di opposizione. Nel PD ci sono le vittorie o le sconfitte alle primarie, le vittorie o le sconfitte alle elezioni, le votazioni ai congressi e negli organismi dirigenti. E proprio in relazione a quanto emerso nelle recenti primarie, alle elezioni europee e in tutte le votazioni interne agli organi dirigenti, l'attuale maggioranza ha la responsabilità di andare avanti sulla propria strada. Chi non la condivide, del tutto legittimamente, ma che non ha ancora vinto le primarie, le elezioni o un congresso, è libero di creare un proprio movimento e di chiedere ai cittadini e agli elettori un consenso per sé e sulle proprie proposte, se proprio non riesce ad accettare il metodo di una normale dialettica di partito.

Ma può il senatore di un partito, per il fatto di trovarsi a ricoprire una determinata carica, come Corradino Mineo nella commissione parlamentare sul Senato, pretendere di esercitare del tutto casualmente un potere pari e paradossalmente perfino più grande del proprio segretario, senza aver vinto alle primarie, alle elezioni, in un congresso e senza avere ricevuto alcun mandato in tal senso? Che cosa c'entra la difesa della democrazia con l'arroganza politica ed intellettuale di volere sfruttare una posizione occasionale e circostanziata per imporre la volontà di una minoranza organizzata? Ahimè, non vorrei che sotto sotto ci fosse l'antico mestiere del rivoluzionario di professione, dell'intellettuale amico di tutti i ribelli ma in realtà fedele soltanto a se stesso; l'inconcludenza di una certa sinistra specializzata a farsi del male e a tradire alla fin fine i propri princìpi e il proprio popolo, come dimostra la sciagurata caduta del governo Prodi nel 1998 ad opera di Fausto Bertinotti (sciaguratamente nominato presidente della Camera nel 2006). Purtroppo i rivoluzionari irriducibili non pagano mai gli errori storici del proprio massimalismo, non restano a lavorare in trincea, nel quotidiano, nel sociale e nella realtà, ma continuano a fare gli inviati speciali a vita, ospiti dei bei salotti e del bel parlare, in un'eterna giovinezza (o adolescenza), dove non sono prescritte le pene e le fatiche degli adulti.

Con leggerezza Corradino, sorridendo, continua a dire che Matteo Renzi ha sbagliato tutto; ma proprio tutto. Poi aggiunge: non sa quello che dice e quello che fa, come “un bambino autistico”. Vergogna, Corradino, non basta chiedere scusa di questi errori! Come può venirti in mente di usare la disabilità, la sofferenza, l’autismo dei bambini, la sfortuna dei singoli e l’infelicità di tante famiglie come “disvalore” per colpire un avversario politico? Hai imparato così in fretta e così tanto da Beppe Grillo e dal suo amico Maurizio Crozza, il primo che apostrofa amabilmente Renzi come ebetino, il secondo che lo rappresenta come un bambino cretino agli ordini di Berlusconi?

Certo, i problemi italiani e del mondo sono tanti e di lunga data; ma quello che temo, a proposito dell'opposizione interna al PD, e non solo da parte di Corradino Mineo, è che essa possa ricondursi sostanzialmente al piccolo egoismo di posizione, all'invidia per il successo ed il merito altrui, all'incapacità ed anche alla grettezza di non accorgersi che finalmente e di nuovo abbiamo un grande dirigente politico, capace di spingere verso il cambiamento, le riforme, il progresso e la giustizia sociale.

Una parola ancora nel merito della questione, che tanto scandalizza Corradino Mineo e perfino, ahimè, Augusto Minzolini: il Senato e quale sua possibile riforma istituzionale. Io credo davvero che una sola Camera elettiva, possibilmente ridotta nel numero, nei privilegi e negli stipendi, possa svolgere meglio in futuro l’altissimo compito legislativo che la Costituzione assegna al Parlamento, rimediando ai difetti del bicameralismo ma anche all'assurdità tutta italiana di un ceto politico sovrabbondante, che fa della politica un mestiere a vita e che alimenta un infinito sottobosco di portaborse, consiglieri e imboscati.

Il Senato proposto dal Governo avrebbe invece compiti differenti, naturalmente da verificare nel tempo, senza costi né privilegi. E non sarebbe un’assemblea di nominati, come una certa moda critica tende a dire in questi giorni, perché si tratterebbe di persone elette direttamente dai cittadini alla guida delle Città e delle Regioni e per questo in grado in particolare, si spera, di fornire uno specifico contributo sul funzionamento e sullo sviluppo delle autonomie territoriali.

Così come semplicistico mi appare il discorso, serissimo di per sé, sui famosi contrappesi istituzionali. Abbiamo molto da riflettere sui poteri fondamentali dello stato, sulla loro architettura, sulla loro divisione e sul sistema di equilibrio democratico che dovrebbero realizzare nel loro insieme, sicuramente meglio di quanto è avvenuto nella storia d’Italia del ‘48 ad oggi. Ma proverei a dire che tali poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) devono trovare innanzitutto un’efficacia oggi ancora tanto lontana, e poi un limite reciproco contro ogni autoritarismo e a difesa davvero della democrazia. Non invece un limite al proprio interno, come oggi avviene per esempio con una camera che limita l’altra e che ne vanifica il lavoro, nascondendo in ultima analisi proprio ai cittadini le eventuali responsabilità politiche e di casta.

Giovanni Trinchieri

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