Paesi europei

Nella discussione "Europa" c'è troppa roba diversa.    Aggiungo questa discussione come luogo dove commentare quello che succede nei paesi europei dal punto di vista economico, politico e culturale.    

Do alla attuale discussione "Europa" il titolo "Integrazione europea" e la riserveremo per i tanti sviluppi di questo processo.

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Risposte

  • Giovanni

    purtroppo le reazioni di Salvini e soci hanno un seguito in buona parte degli italiani.

    Da parte di una figura istituzionale forse certi discorsi dovrebbero esser valutati attentamente prima di pronunciarli. E magari scegliere con attenzione la platea.

  •   Non entro nel merito delle affermazione di Junker e di quelle precedenti del FMI

     Notavo invece  che quello che Junker definiva politica avventata non è una questione di errore ( tutti ne commettiamo) ma una conseguenza coerente di una certa concezione  E a conferma di cio, se ce ne fosse bisogno,  Fabio, da grande esperto, conferma che in realta non si poteva fare diversamente e come ha sempre sostenuto la colpa è tutta dei greci e  la UE  ha fatto quello che doveva  

    Fatte le debite proporzioni è come quando si afferma che la mancanza di democrazia  nel socialismo reale o  la inquisizione  o il jihadismo sono stati degli errori. Non è cosi: sono conseguenze necessarie di una certa concezione del socialismo, o del cattolicesimo, e dell islam ; una delle tante storicamente realizzate del socialismo, del cattolicesimo e dell islam   

     Certamente nè Junker nè il FMI affermano che la  politica seguita in questi anni sia errata nella impostazione , non potrebbero e penso che non lo credono in perfetta buona fede. Semplicemente certi risultati che appaiono troppo evidentemente  negativi vengono attribuiti ad errori, a scelte avventate  

     Delle dichiarazioni superficiali di Salvini e Di Maio non vale nemmeno la pena di parlare :  hanno un valore  puramente propagandistico E almeno su questo credo che siamo tutti d’accordo   

  • Giorgio, Giovanni,

    Jean-Claude Junker ha detto che abbiamo avuto una politica troppo restrittiva "durante la crisi".    Ha fatto riferimento ad un problema specifico che è stato discusso a lungo tra gli economisti e non all'indirizzo generale della politica economica.

    Si è riferito a quello che è successo nel corso 2011 quando i mercati si sono spaventati di quello che stava succedendo in Grecia (preparativi per il default) e gli spread sono aumentati per tanti paesi

    La componente principale di questa situazione erano i dubbi sul futuro dell'unione monetaria. Questi sono stati eliminati grazie alle decisioni prese dal Consiglio europeo del 30 giugno 2012. Qualche giorno dopo Mario Draghi, grazie a questi accordi, ha potuto fare il suo famoso annuncio che la BCE avrebbe fatto tutto il possibile per salvare l'euro e che sarebbe stato sufficiente.

    In assenza di questi accordi, la maggioranza dei paesi dell'unione europea (Italia compresa, con il governo Monti che ha fatto quello che hanno fatto tutti i paesi con finanze pubbliche problematiche) ha preso misure di bilancio fortemente restrittive ed il risultato è stato che nel 2012/2013 la metà dei paesi europei sono andati in recessione.

    Se questi accordi fossero stati raggiunti prima, la politica di bilancio del 2011-2012-2013 avrebbe potuto essere meno restrittiva.   Questa conclusone è ormai considerata pacifica da tutti gli economisti e Jean-Claude Junker ha fatto riferimento a questo dibattito.

    Ma interpretare questa affermazione come un riferimento alle politiche degli ultimi anni è completamente sbagliato.   Comprensibile che i grillini cerchino di interpretare le parole di Junker in maniera distorta.   Che lo facciano altri è meno comprensibile.   

    Dal 2015 nell'eurozona non c'è stata nessuna austerità.   La quasi trascurabile politica restrittiva di bilancio che si vede in qualche anno è stata più che compensata dall'incredibile politica espansiva della BCE.    Del resto, quando la crescita ritorna, la politica di bilancio deve essere leggermente restrittiva per recuperare l'aumento di debito fatto per controbilanciare le recessioni.    La politica di bilancio è stata leggermente espansiva anche in Italia (più che nel resto dell'eurozona).

    Il governo attuale afferma di aver messo fine all'austerità quando questa non c'è da vari anni.

    781140868?profile=RESIZE_930x

  •   Giorgio

    Affermazioni del genere  erano gia state fatte da tempo  dal FMI  A mio parere  non si tratta  pero di “provvedimenti avventati”, di un errore cioe.  ma di conseguenze coerenti  inevitabili di una certa concezione economica (  io dire:i di una mentalità)   legata alla globalizzazione (che rende vano ogni intervento pubblico), alla sottovalutazione della domanda ( che è sempre stata  il motore dello sviluppo) alla enfasi sui bilanci col prevalere  del  piano monetario su quello produttivo  ( la ricchezze delle nazioni non è la quantita di carta moneta ma la capacita di produrre  beni e servizi)

    Per permettere allo sviluppo tecnico (veramente prodigioso) di tradursi in sviluppo economico  ( come dovrebbe essere nella logica delle cose) occorre innovare profondamente la economia (e la mentalita) 

     giorgio varaldo 15 Gennaio 2019, alle 19:02

    Fabio

    cosa ne pensi di questa dichiarazione attribuita a Juncker?

    https://www.repubblica.it/economia/2019/01/15/news/ue_draghi_sovran...

    Ue, mea culpa di Juncker: "Durante la crisi austerità avventata. Poca solidarietà con i greci"
    Gli interventi al Parlamento europeo per i 20 anni dell'euro. Draghi: "Sfide globali si affrontano insieme. La moneta unica ha dato agli Stati sovran…
  • Fabio

    cosa ne pensi di questa dichiarazione attribuita a Juncker?

    https://www.repubblica.it/economia/2019/01/15/news/ue_draghi_sovran...

    Ue, mea culpa di Juncker: "Durante la crisi austerità avventata. Poca solidarietà con i greci"
    Gli interventi al Parlamento europeo per i 20 anni dell'euro. Draghi: "Sfide globali si affrontano insieme. La moneta unica ha dato agli Stati sovran…
  • Questi sono i risultati della situazione sul mercato del lavoro in Germania.

    https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-12-20/manca-milione-lavo...

    Manca un milione di lavoratori: la Germania allarga le maglie dei visti
    Il disegno di legge approvato dal Governo permette a cittadini extra-Ue di entrare per sei mesi al fine di cercare un’occupazione. Possibile restare…
  • Questo articolo discute un punto importante.   Non c'è dubbio che il populismo trova un suo terreno fertile nelle difficoltà economiche e sociali di tante persone.   Da oltre trenta anni la dispersione dei redditi va aumentando ed è sempre più visibile, anche nelle remunerazioni stratosferiche dei dirigenti industriali e, soprattutto, di quelli del settore finanziario.

    Ma tanti indicatori ci mostrano che il disagio economico e sociale in Francia è sicuramente meno forte che in altri paesi.   La Francia è uno dei paesi dove la correzione delle disparità è più forte.   La distanza tra il coefficiente di Gini (l'indice della dispersione dei redditi) prima dell'intervento statale e dopo è una delle più grandi tra i paesi europei.   Le politiche redistributive in Francia sono molto efficaci.

    Eppure da sei settimane vediamo le dimensioni del fenomeno dei gilets jaunes.   Questo articolo ci ricorda che il fenomeno si alimenta anche di altri elementi: quello politico menzionato nell'articolo, ma anche quello identitario.  Quest'ultimo tema va inteso non nel senso nazionalista, ma in senso di classe: il popolo (nell'accezione grillina) e le elites (che includono sempre nella loro accezione, gli esperti, chi sa di cosa parla).

    https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-12-18/gilet-gialli-numer...

    Gilet gialli, i numeri dell’economia raccontano un’altra Francia
    «Non arriviamo a fine mese», raccontano i manifestanti. L’economia e le condizioni sociali della Francia non sono però così drammatiche
  • Una serie di coincidenze ha fatto si che negli ultimi mesi io non abbia fatto grossi viaggi o vacanze tradizionali facendomi invece visitare quattro città europee: Madrid (una settimana), Metz, L'Aja e Lione (tre-quattro giorni ognuna).   Viaggiare è sempre un'esperienza molto bella che porta a riflettere alle differenze tra il paese dove si è di casa e quello che si scopre.   Le visite in queste quattro città, di tre paesi diversi, mi ispirano una riflessione triste: in altri paesi la maggioranza della popolazione e i governi hanno ancora fiducia nel futuro, cosa che noi sembriamo avere perso.

    Le differenze che ho notato tra queste città e Roma (città dalla quale vengo e dove ritorno quasi ogni mese) non si limitano agli aspetti ben conosciuti della pulizia, della qualità degli spazi pubblici e di quella dei trasporti comunali.    In questo campo devo comunque attribuire la medaglia d'oro a Madrid.   I grandi contenitori per la raccolta del vetro che si vedono al centro (sui "paseos") hanno sui lati della pubblicità luminosa meccanizzata, quella che mostra successivamente tre annunci pubblicitari diversi.   I cassoni di metallo sono veramente belli e pulitissimi.   Se delle imprese accettano di pagare per della pubblicità su questi supporti i contenitori devono essere veramente qualcosa di speciale.

    Le differenze che mi hanno colpito e che voglio commentare riguardano la capacità di realizzare grandi progetti e l'atteggiamento verso l'innovazione.   In tutte queste città negli ultimi venti/trenta anni sono state realizzate infrastrutture notevolissime e sono stati creati grandi quartieri nuovi.    Si va dai 150 ettari della vecchia zona industriale di Lione alla confluenza tra il Rodano e la Saona trasformati in un quartiere avveniristico di uffici, musei e abitazioni al quartiere nuovo costruito all'Aja tra la stazione centrale e il centro storico, quartiere utilizzato per l'università e per abitazioni, passando per i chilometri e chilometri di passeggiate lungo le rive della Mosella a Metz.   Ma tante altre città europee hanno realizzato grandi progetti del genere.   Un esempio significativo fuori da queste quattro città è quello della riqualificazione in corso della vecchia zona industriale di Londra dietro alle stazioni di King's Cross e St. Pancras.

    Da noi progetti del genere sono quasi impossibili.    Ci sono delle grosse difficoltà legali e amministrative che tutti conosciamo e che tutti gli studi e le analisi ci ricordano.   Ma queste non hanno impedito la realizzazione del grande progetto attorno alla piazza Gae Aulenti di Milano o quella del quartiere del Muse a Trento o anche la recente pista ciclabile lungo una parte della costa del lago di Garda.  

    Il vero ostacolo è culturale.   Nel nostro paese abbiamo paura di ogni cambiamento, tutto deve restare com'è o come era in una versione idealizzata e mai esistita del nostro passato.   Questa è la nostra versione della "saudade" portoghese.   Non solo non gestiamo molto bene quello che abbiamo ereditato dalle generazioni passate, ma che paese lasceremo mai a quelle future ?   Quale sarà stato il nostro contributo ?

    Gli stessi fattori culturali ci portano anche ad essere un paese che non ama le innovazioni.   Le statistiche che la Commissione europea compila ogni anno ce lo ricordano nell'indifferenza generale.  Nello European Innovation Scoreboard del 2018 l'Italia è al 19esimo posto tra i 28 paesi europei.   Nel DESI (Digital Scoreboard and Society Scoreboard) che misura la maniera in cui i paesi utilizzano le tecnologie digitali le cose vanno ancora peggio.   Nell'edizione 2018 di questo indicatore sintetico l'Italia è al quart'ultimo posto.   Peggio di noi stanno solo la Bulgaria, la Grecia e la Romania.

    Girando per queste città non avevo le statistiche sottomano, ma ho visto cose che in Italia si vedono raramente.  Nella maggioranza delle città europee si vedono una quantità di mezzi di trasporto individuali elettrici: monopattini, Sedgway, pattini Sedgway e ruote sulle quali la gente sta in equilibrio in una maniera che non ho ancora capito.   Questi mezzi di trasporto sono diffusissimi e si vedono sui marciapiedi e nelle strade.   Da noi non si vedono molto.  Tutto quello che ha ruote e un motore in Italia viene trattato come fosse un'automobile, quindi di fatto proibito.

    Da alcuni anni nei supermercati chi paga in contanti lo fa sempre più spesso introducendo le banconote e le monete in una macchinetta che poi sputa fuori il resto esatto (una versione appena un poco più sofisticata e miniaturizzata dei sistemi che funzionano nei parcheggi e in tante altre macchine automatiche).   Ma a Lione ho visto questo sistema anche in alcuni negozi e in una pasticceria.

    A Lione ho anche preso il Navly, un autobus elettrico senza conducente.   Il sistema viene testato da due anni nel nuovo quartiere alla confluenza tra Rodano e Saona.   La linea di autobus (frequenza ogni 15 minuti) opera in una zona dove non c'è traffico automobilistico, ma dove ci sono comunque pedoni e ciclisti.   Ho preso questo minibus con mia moglie, la linea è gratuita e aperta a chiunque.   A bordo c'è una persona che chiede ai passeggeri da dove vengono, ma il minibus non ha volante e non ha freni a pedale (ci sono due pulsanti di "freno di emergenza" vicino alla porta).   Sarebbe possibile da noi una sperimentazione del genere aperta a tutti ?

    Passando ad un livello un po' più generale, la nostra reticenza all'innovazione e allo sviluppo di grandi progetti sono due dei fattori che vengono spesso citati come freno alla nostra crescita economica.   Dal 1992 ad oggi (e forse anche da prima, ma i dati sono più difficili da trovare) il nostro paese è sempre cresciuto parecchio di meno dell'insieme degli altri 18 paesi dell'eurozona attuale.  Solo nel 1995 abbiamo avuto un tasso di crescita leggermente superiore.  Il Pil a prezzi costanti italiano nel 2018 dovrebbe essere di circa il 20 per cento superiore a quello del 1991 (20.6 secondo le ultime proiezioni della Commissione europea).  Quello dell'insieme degli altri paesi dell'eurozona sarà invece cresciuto di quasi il sessanta per cento (58.3 per cento), praticamente tre volte il nostro tasso di crescita medio.

    Questo ha portato molti italiani e rigettare completamente il sistema economico o a convincersi che questo sia squilibrato contro di noi.   Non è possibile che noi si sia tanto scadenti in questo gioco, devono essere le sue regole che sono sbagliate.  Di qui la convinzione di molti che l'unione monetaria sia qualcosa che ci danneggia, nonostante il fatto che gli altri paesi del sud Europa, sottoposti alle stesse regole, siano riusciti a crescere più di noi.   Tra il 1991 ed il 2018, la Grecia, nonostante la gravissima crisi degli ultimi anni, è riuscita a crescere un niente più di noi: il 24 per cento.   Nello stesso periodo il Portogallo è cresciuto di oltre il quaranta per cento (il doppio di noi) e la Spagna addirittura del 73 per cento, tre volte e mezza il tasso di crescita medio nostro !

    Altri si sono invece convinti che il gioco stesso sia sbagliato: non si deve crescere, non è necessario ed è quasi immorale.   Viva la cosiddetta "decrescita felice".    Non spiegano però da dove dovrebbe venire la felicità in una situazione con meno posti di lavoro e meno redditi.   Diamo l'impressione di essere delle persone enormemente sovrappeso che non vogliono o non riescono a perdere peso e che vanno dietro a ciarlatani che predicano che "grasso è bello".

    I governi degli ultimi quindici/venti anni non hanno cercato di correggere questa situazione o non sono riusciti a farlo.   L'Italia continua a crescere meno degli altri paesi dell'eurozona.   Ma non solo i governi non sono riusciti a correggere il problema economico, non sono nemmeno riusciti ad offrire una visione che potesse correggere il problema culturale che ho appena descritto: il rifiuto della crescita o l'illusione che questa sia solo possibile in un contesto completamente diverso (e largamente illusorio).    Adesso ci ritroviamo con un tasso di crescita italiano di poco superiore all'un per cento (dato per la prima metà del 2018), mentre quello del resto dell'eurozona supera il due per cento.   Per di più abbiamo un governo che sembra ignorare completamente come funziona un'economia.   Le poche decisioni e tanti annunci che abbiamo finora visto vanno dall'aumento (leggero) del costo del lavoro alla stupidaggine della chiusura domenicale obbligatoria dei negozi.  

    Per di più, l'impressione che mia moglie ed io abbiamo avuto è che nelle quattro città che abbiamo visitato la gente sia più contenta, più socievole e meno aggressiva di quella che incontriamo di solito a Roma.   In Francia si vedono anche tanti bambini (l'ultimo tasso di natalità disponibile su Eurostat, quello per il 2016, da un valore di 1.9 per mille per la Francia e 1.3 per l'Italia).

    Non deve essere estraneo a questa situazione il fatto che a fronte del nostro venti per cento circa di crescita reale cumulata tra il 1991 ed il 2018, la Francia sia cresciuta nello stesso periodo di poco più del 50 per cento, due volte e mezza il tasso di crescita nostro e l'Olanda del 74 per cento, tre volte e mezza il tasso di crescita nostro.

    Perché si parla tanto di immigrazione e così poco della mancanza di crescita economica?

  • Cristina,

    hai ragione.   Ispirandoci dalle discussioni sulla Brexit, potremmo cominciare a fare una lista delle cose che rischieremmo di perdere se uscissimo dall'Unione europea.

    Che ne pensi se aprissi una discussione per raccogliere idee e, dopo un certo tempo, distillassimo un documento con le perdite più importanti?

    Una piccolissima cose che mi viene subito in mente, piccola rispetto a tanti altri problemi che avremmo, è la possibile perdita della possibilità di viaggiare negli Stati Uniti senza visto.

    Gli Stati Uniti ci hanno ammessi al loro Visa Waiver Program soprattutto perché l'Italia è nell'Unione europea.   Sono però molto irritati con noi perché la nostra legge sulla cittadinanza a finora dato un passaporto italiano a oltre sessanta milioni di latinoamericani che dovrebbero avere un visto per entrare negli Stati Uniti.

    Se l'Italia uscisse dall'Unione europea gli Stati Uniti probabilmente salterebbero sull'occasione per escluderci dal Visa Waiver Program.

  • Il tentarivo della CSU tedesca di resuperare voti prendendo posizioni alla Salvini non sta funzionando.

    Qualche settimana fa (qualche giorno prima del vertice europeo di fine giugno)  la CSU aveva inventato dal nulla un casus belli sull'immigrazione.  Aveva minacciato di far cadere il governo tedesco se il ministro degli interni (Horst Seehofer, ex capo della CSU) non avesse potuto ricominciare a respingere verso il primo paese di ingresso i richiedenti asilo che facevano una nuova domanda in Germania (qualche decina di persone alla settimana).

    Un recentissimo sondaggio da alla CSU il 38 per cento di voti in Baviera (aveva avuto alle ultime elezioni regionali il 47.7 per cento).   Questo è un valore più basso di due punti rispetto a quello di un mese fa (prima della brillante trovata).

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