Integrazione europea

Ho aperto una nuova discussione "Paesi europei", dove discutere di quello che succede nei paesi europei dal punto di vista politico, economico e culturale.    Usiamo questa discussione solo per discutere degli sviluppi del processo di integrazione europea.

Per le questioni legate all'euro, alle caratteristiche dell'unione monetaria, alla sua governance e alle regole di bilancio c'è la discussione "Eurozona".   Per gli sviluppi economici e politici nei paesi europei c'è la discussione "Paesi europei".

Questa discussione contiene i commenti postati dall'inizio del 2018.   Gli scambi degli anni precedenti sono disponibili, in formato pdf, nel riquadro in fondo alla pagina "Grandi temi"

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Risposte

  • Ieri Giuseppe ci ha segnalato la proposta avanzata dal ministro Savona per la riforma della zona euro. Mi pare utile leggere la risposta di Pier Carlo Padoan, pubblicata oggi da "Il Foglio", che conferma quanto ci ha spiegato Fabio, secondo cui è improbabile che si avanzi su questo tema prima di ricostituire un consistente livello di fiducia tra i partners:

    Il 7 settembre il ministro per gli Affari europei Paolo Savona ha inviato a Bruxelles un documento intitolato “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”, che contiene una proposta di riforma dell’Unione europea. Sono d’accordo con il documento del ministro Savona sui seguenti punti.

     1) Una strategia di crescita in Europa deve basarsi sia su politiche dell’offerta che su politiche della domanda.

     2) In questo quadro gli investimenti (pubblici e privati) svolgono un ruolo centrale (anche perché impattano sia sull’offerta che sulla domanda).

     3) Ne segue che la governance economica dell’Europa (e in particolare della zona euro) deve essere modificata per sostenere queste linee programmatiche.

    Vorrei anche chiarire su cosa non sono d’accordo. Non sono d’accordo (anzi sono preoccupato) sul ruolo che dovrebbe svolgere la Bce. In particolare mi preoccupa l’idea che la Bce dovrebbe essere messa in condizione di “azzerare” gli spread sui tassi di interesse, anche con interventi selettivi (cioè a favore solo di alcuni paesi). Questa impostazione riflette l’idea che tali differenziali siano frutto “della speculazione”, piuttosto che di fattori che, come lo stesso Savona sembra ammettere, sono di natura strutturale e riflettono il rischio specifico del paese. Va ribadito con decisione che i determinanti di tale differenziale di rischio sono di natura strutturale (i determinanti della capacità di crescita di lungo periodo), sono legati alla sostenibilità del debito pubblico, ma anche alla fiducia che i mercati ripongono nella capacita del paese (e dei suoi governanti) di affrontare le crisi. Sono anche legati alla credibilità degli annunci (che come il presidente della Bce ha recentemente ricordato, possono fare danni seri al paese tramite l’impatto, a volte immediato, sul costo del debito). L’azzeramento artificiale dei differenziali, oltre a non accelerare, anzi ritardare, l’aggiustamento nazionale, avrebbe l’effetto di minare la fiducia collettiva nella sostenibilità dell’unione monetaria (che lo stesso Savona dice di volere preservare). In questo quadro, paradossalmente, la speculazione finirebbe per essere incoraggiata, invece che ridotta. Ritengo utile, come propone Savona, affrontare il tema di come costruire una politica fiscale comune della zona euro. Politica senza la quale il processo di unificazione economica e monetaria non potrà dirsi completo. Questo tema è gia nel dibattito europeo da tempo e l’Italia nei mesi e anni passati vi ha contribuito, anche a livello di proposte di governo. Vale la pena di ricordarle. L’Italia ha sostenuto, tra l’altro, la creazione di una figura istituzionale, “Il ministro delle finanze della zona euro”, che avesse il mandato di avviare e governare una serie di politiche di esplicita pertinenza europea quali:

     2) l’attivazione di un meccanismo europeo di assicurazione contro la disoccupazione ciclica;
    3) l’avvio di un bilancio della zona euro
    4) il rispetto dell’impegno, già preso dai paesi dell’Unione, di avviare il meccanismo di sostegno al fondo di risoluzione unico. 

    Fino a oggi la diversità di visione tra gli stati membri ha posto un freno alla definizione di una fiscal stanceeuropea, con l’argomentazione che questa avrebbe minato la disciplina negli stati a più alto debito.

     Il meccanismo europeo di disoccupazione ciclica, originariamente osteggiato dalla stragrande maggioranza dei paesi membri, sta crescendo nei consensi ed è presente anche nelle proposte del governo tedesco. Il bilancio della zona euro fa parte delle proposte della Commissione per la riforma del bilancio dell’Unione. I progressi sono però lenti. A volte ci sono passi indietro, come spesso è accaduto nella storia dell’integrazione europea. Ma ora ci troviamo di fronte a una fase molto particolare del processo di integrazione, in vista di un appuntamento cruciale come quello delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, da cui potrebbe uscire una maggioranza di chiara intonazione anti europea. L’Europa deve mostrare la sua capacità di rinnovarsi e soprattutto di mettere in cima alla sua agenda la crescita, l’occupazione, la protezione sociale e di essere parte della soluzione ai problemi dei cittadini europei. Questo richiede un programma che agisca sia sul lato dell’offerta, con riforme e misure in grado di accrescere la produttività e la crescita potenziale, sia dal lato della domanda, anche allo scopo di accelerare la diffusione dei benefici delle riforme (è documentato che le riforme strutturali aumentano il loro impatto in condizioni di domanda in espansione). 

    Per affermare un’idea di Europa che riproponga e rinnovi un progetto di crescita inclusiva occorre quindi definire una strategia articolata. Ma occorre anche, ovviamente che tale strategia possa essere condivisa tra i paesi membri, che si basi sul principio della condivisione del rischio e della ricerca di “valore aggiunto europeo”. A oggi la produzione di tale valore aggiunto è stata limitata da due fattori. L’assenza di sufficiente attenzione al tema della crescita inclusiva e la carenza di fiducia reciproca. Se la risposta europea è debole e poco condivisa si fa spazio al sovranismo. L’alternativa “sovranista” rifiuta soluzioni europee e preferisce soluzioni nazionali, alimentando la sfiducia reciproca, e innescando un circolo vizioso che non potrebbe che portare allo smantellamento delle politiche comuni. Ma ciò che alimenta la visione sovranista è anche la insufficiente risposta comune europea. Anche tra le posizioni dei paesi che sostengono il progetto europeo vengono alimentate le divisioni tra paesi: tra “rigoristi” e “indisciplinati”, tra paesi del nord e quelli del sud, tra debitori e creditori. I fattori di divergenza sembrano prevalere su quelli di convergenza. Un programma di riforma delle istituzioni della governance può sembrare troppo ambizioso, come spesso è accaduto in passato. Ma, oggi, rischia di essere addirittura inadeguato di fronte alle sfide di consenso che ci sono davanti.

     
     
     
    http://www.politicheeuropee.gov.it/media/4295/per-uneuropa-piu-forte-e-piu-equa-2_versione-finale-i…
  • Orbán stays in the EPP: A credible pro-European EPP election campaign is now unthinkable


    Link, to spread this information on twitter/facebook: https://sven-giegold.de/orban-stays-in-the-epp/


    The President of the European People's Party (EPP), Joseph Daul, has announced that Viktor Orbán's Fidesz Party will remain a member of the EPP until a possible constitutional case against Hungary has been concluded. According to POLITICO, other member parties had demanded the immediate expulsion of Fidesz. MEP Sven Giegold, spokesperson for Greens/Bündnis90 in the European Parliament, commented:


    "The decision of the Christian Democrats is a heavy burden for the European election campaign. With Orbàn in one’s own ranks you cannot conduct a credible pro-European election campaign. Manfred Weber would now have a heavy anti-European stone tied to his leg as the top candidate. This election is about the choice between a strong and a weak Europe. When pro-European and anti-European forces campaign together, it only helps the Eurosceptics. The pro-European parties must do everything to ensure that there is no Eurosceptic majority in parliament."

    Orbán stays in the EPP: A credible pro-European EPP election campaign is now unthinkable - Sven Gie…
    The President of the European People’s Party (EPP), Joseph Daul, has announced that Viktor Orbán’s Fidesz Party will remain a member of the EPP until…
  • Giuseppe,

    hai un'idea della superficie occupata da un impianto di energia solare del tipo che tu descrivi?

    Con l'atteggiamento NIMBY (Not In My BackYard) che prevale da noi, non sarebbe mai autorizzato.   Se qualcuno  provasse a realizzarlo, il costo degli anni di battaglie per avere autorizzazioni aumenterebbe i costi in maniera enorme. 

  • Si Fabio tutto giusto quello che dici ma ti pregherei  di scendere ad esempio in concreto  a valutare l'utilità o meno di progetti come questo:

    - Tutti sappiamo che le fonti energetiche  rinnovabili costituiscono il nostro futuro e possono essere anche in vista del possibile  sviluppo auspicabile dell'auto elettrica un investimento  nevralgico. Ebbeen tutti noi abbiamo visto0 realizzare in marocco la più grande centrale fotovoltaica del mondo con una superficie paragonabile a quelal della città di rabat e con un investimento del controvalore di oltre 10MM di euro di cui  ca ben 6/7 finanziati dalla BEI( Banca Europea degli investimenti).

    Non mi sembra che le condizioni climatiche in cui è stato realizzato l'impianto siano molto differenti da quelle  dell'interno della Sicilia , della Spagna, della Grecia   e di altre situazioni simili. La questione importante  è che l'investimento  ha tutti i presupposti per produrre una corrente di ricavi in grado di rimborsare il prestito iniziale e contribuire in seguito al fabbisogno nazionale. 

    Se ad esempio si dedicassero per un investimento ad esempio in Sicilia , in Spagna e in Grecia  iniziali  ca 100 MM ( personalmente quadruplicherei la cifra) si potrebbero dividere i ricavi annuali  rivenienti per il 60%   fino al rimborso del debito ed equamente il restante 40% fra il paese ospitante  e il bilancio europeo che si è fatto garante dell'operazione. Successivamente al rimborso  lo stato ospitante potrebbe a mio parere godere del 60% dei ricavi  ed il rimanente 40% potrebbe essere destinato al bilancio europeo. 

    Questo è solo un esempio di quello che a mio parere si può fare per coniugare insieme i diversi interessi nazionali  con il vantaggio comune.

    In questo modo e puntando su asset mondiali strategici l'Europa nel suo insieme potrebbe porsi con maggiore forza come una delle aree di riferimento mondiali.

    Che ne pensate è una logica perseguibile? E' una risposta possibile allo sterile populismo nazionalista?

  • Lo European Network of Judiciary Councils (ENJC) è un'organizzazione che raggruppa tutte le istituzioni giudiziarie europee.   Il membro italiano di questa organizzazione è il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

    Il 17 settembre, l'assemblea generale di questa organizzazione ha deciso di escludere il suo membro polacco, la Krajowa Rada Sądownictwa  (KRS) perché non più indipendente dal potere politico.   Lo ENCJ aveva esaminato a lungo gli sviluppi della situazione in Polonia e quest'anno ha anche effettuato una visita sul luogo per discutere della situazione con i responsabili locali.    L'organizzazione polacca, la KRS, ha partecipato all'assemblea generale che si è tenuta a Bucarest e ha potuto esprimere la sua posizione.  

    L'ENCJ ha deciso di sospendere il diritto di voto della KRS e di escluderla dai suoi lavori.   L'organizzazione seguirà gli sviluppi in Polonia e si è dichiarata a riaccettare la partecipazione della KRS quando la sua indipendenza dal potere politico sarà ristabilita.   https://www.encj.eu/node/495)

    Quello che sta succedendo in Polonia è molto grave.   Ma bisogna fare attenzione a non punire un paese per le colpe di un governo che tra qualche anno potrebbe non essere più al potere.

    ENCJ suspends Polish National Judicial Council - KRS | ENCJ - European Networks of Councils for the…
  • Giuseppe,

    di rafforzamento dell'eurozona - cosa molto utile e benvenuta, ma non assolutamente necessaria - se ne parla da anni.

    Lo sforzo più forte è venuto da Emmanuel Macron.  Ma non ha dato grandi risultati.

    Che può mai produrre un documento che viene dal governo italiano attuale?  Non c'è nessuna voglia di mettersi a tavola per discutere con un governo dove ci sono Salvini e Di Maio.

    Il problema non è tecnico.  Di documenti seri e ben fatti ce ne sono stati tanti.  E molti erano migliori del documento di Paolo Savona.   Il problema è politico.  Durante la crisi del 2009-2012 la fiducia tra i paesi è scomparsa e al momento l'immigrazione e il populismo non fanno che aggravare le cose.

    Penso che per vari anni si debba mettere una croce sulle speranze di rafforzare l'eurozona al di la di qualche aspetto tecnico qui e là.

    La cosa ha una rilevanza per la nostra strategia europeista nei confronti dell'opinione pubblica.  Dobbiamo smettere di indicare obiettivi irraggiungibili.   Abbiamo bisogno di una buona dose di realismo.

    Dobbiamo riconoscere l'importanza di quanto è stato fatto finora e smettere di paragonarlo con un sogno europeo che non è mai esistito.


  • Vi presento per conoscenza il documento spedito dal Ministro Savona alle Istituzioni Europee
    https://www.startmag.it/blog/perche-cosi-come-leuropa-non-funziona-...
    Nel testo vi è un forte richiamo alla realizzazione di una politica fiscale comune capace di superare la diversità delle condizioni del costo del denaro presenti fra i diversi paesi europei e porre gradatamente le condizioni per il finanziamento significativo di un piano di sviluppo complessivo capace di competere con forza nel mondo globalizzato, ridurre gradualmente le differenze e gli squilibri di ricchezza fra i diversi stati membri , al loro interno,e farli rientrare tutti in tempi relativamente brevi nei parametri di Mastricht. Su quest'ultimo punto, riferendosi alla presenza di stati membri con una forte incidenza del debito sul PIL, più volte si sofferma dicendo che quello che non è stato fatto all'atto della nascita dell'euro deve comunque essre fatto.
    Dopo una prima lettura mi sembra che se da un lato andrebbe apppoggiato un progetto di potenziamento delle risorse del bilancio europeo anche a credito per la realizzazione di precisi progetti d'intervento ( es: infrastrutture comuni, potenziamento comune della ricerca scientifica, intevento a sostegno della disoccupazione con offerte di lavoro a livello europeo, misure s'investimento comune sui problemi connessi alla gestione dell'immigrazione,centrali geotermiche ecc ecc. ) non si può continuare a pensare che la risoluzione dei nostri problemi finanziari ( es. eccesso del debito pubblico sul PIL) possa essere risolta da altri che non siamo noi. Una poltica fiscale del tutto comune mi sembra pertanto fuorviante ed irrealizabile mentre porre in comune ad esempio proporzionalmente i proventi di alcune entrate, che diversamente non sarebbero facilmente realizzabili, potrebbe essere utile. Penso ad esempio ad una ripartizione di una tassazione europea dei giganti del web che vada per il 30% nel bilancio europo e per il 70% nella casse dei diversi stati dove gli utili si sono effettivamente realizzati. Penso ancora ad investimenti nel campo energetico con fondi comuni in cui i ricavi potrebbero essere suddivisi fra il rimborso del finanziamento ed una ripartizione con lo stato membro che ospita la struttura ed una percentuale rsidua al bilancio europo ecc ecc.
    Quello che mi sembra sbagliato è pensare ad una politica fiscale unica quando non vi è una politica di distribuzione della ricchezza e di gestione unica dei diversi paesi. La politica nazionale è fatta di scelte strettamente nazionali, politiche e non cedibili mentre può invece essere utile e costruttivo realizzare opere comuni da cui trarre tutti beneficio e su queste cementare l'interesse a restare insieme.

    Perché così com'è l'Europa non funziona, ora serve una politeia. Il paper di Savona spedito a Bruxe…
    "Una politeia, per un'Europa diversa, più forte e più equa". E' questo il titolo del documento firmato dal ministro degli Affari europei Paolo Savona.
  • Il CeSPI (Centro studi di Politica Internazionale) ha lanciato un utilissimo dibattito sull'europeismo introdotto da una serie di domande formulate da Marco Piantini.    Vale la pena di dargli un'occhiata.   Sono stati pubblicati finora una ventina di contributi. 

    Questo è il link alla pagina di introduzione al dibattito:

    http://www.cespi.it/it/eventi-note/articoli/riflessione-sul-futuro-...

     E questo è il link al mio contributo nel quale sostengo la necessità di un europeismo più realista e pragmatico:

    http://www.cespi.it/it/eventi-note/articoli/perche-abbiamo-bisogno-...

    Riflessione sul futuro dell'Unione Europea | CeSPI
  • Giovanni,

    questo articolo da un riassunto delle accuse.

    http://www.euronews.com/2018/09/10/article-7-sanctions-what-does-th...

    E questo è il link al rapporto della parlamentare Judith Sargentini sul quale si è votato.
    http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=REPORT&refer...

  • Fabio

     Beh importante sara pure: ma non si esce dalle solite chiacchiere senza conseguenze concrete , come dici

    Quello pero che non mi è chiaro e quali sono esattamente le accuse a Orban

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