Istruzione e ricerca

Visto che anche Romano si pone delle domande sulla scuola, do una risposta positiva alla domanda che avevo fatto qualche tempo fa sull'utilità di una discussione specifica su scuola, università e ricerca.

Riporto alcuni post sul tema che sono apparsi recentemente.

Ricordo che abbiamo già discusso abbastanza intensamente di questo tema, grazie anche a Pietro Maruca, tra l'agosto del 2014 e settembre 2015.   Si possono consultare le versioni pdf di queste discussioni nel riquadro "Salvaguardia delle discussioni" in fondo alla pagina "Temi specifici".

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Risposte

  • Ho assistito allibito alla comunicazione del vice ministro su come intende gestire l'università e sulla nomina di Giarrusso.

    In 45 anni di servizio non ho mai visto tanta approssimazione pressapochismo demagogia.

    Tra persone sane di mente un Ministro dell'Università si rivolgerebbe per prima cosa alla conferenza dei rettori i quali sono eletti dal basso e gestiscono le università, e al CUN, il consiglio universitario Nazionale organo di controllo a elezione mista Ministero- docenti che ha il compito di sorvegliare e dare politiche di indirizzo all'università.

    Quanto ai concorsi, che già sono controllati dagli organi amministrativi competenti, il vice ministro deve dire se intende abolire i concorsi e affidare tutto alla competitività tra dipartimenti,  soluzione adottata in molti paesi esteri, oppure attenuare la concorrenza tra Atenei e tra i dipartimenti e irrigidire i meccanismi concorsuali.

    C'è una differenza abissale tra quello che un viceministro dovrebbe fare e queste sparate che hanno il solo scopo di attirare like su Facebook e non hanno nessun effetto pratico.

    Si sperava, essendo Fioramonti un ricercatore, che queste cose le conoscesse a menadito. Ma evidentemente 5stelle è un virus che attacca le persone le fa irreversibilmente degradare.

  • Giorgio

    non conosceva questo episodio emblematico

    Ma vedi, non si tratta tanto  di scegliere fra la comodita (di avere una BMW )   e la  verita  Si dice che con il latte materno noi  succhiamo la mentalita del nostro ambiente: la scuola poi formalizza e  sistematizza una certa visione della vita e della realtà.   Anche quando i cinesi morivano di fame (letteralmente) continuavano a credere in Mao perche questo insegnava la loro scuola : le Guardie Rosse erano studenti come i nostri contestatori del 68.  

    Noi non ce ne rendiamo conto e pensiamo che il nostro pensiero sia una nostra propria produzione e soprattutto che i nostri valori, la nostra  immagine  del mondo  sia quella giusta vera e razionale:  la illusione etnocentrica è inevitabile.

    Facevo l esempio:  a noi sembra normale che una ragazzina faccia sesso, ma rigorosamente fuori dal matrimonio perche inorridiamo all idea che possa sposarsi.   Per altri o in altri tempi sembra normale che si sposi, ma si inorridisce al fatto che faccia sesso fuori dal matrimonio  Tutti pensano che la loro concezione  sia quella giusta vera e razionale.

    giorgio varaldo 28 Marzo 2018, alle 14:24

    Giovanni

    riguardo ai tipi di istruzione ricordo un bellissimo week end in quel di Zakopane passato assieme ad un gruppo di studenti DDR ( allora ero quasi loro coetaneo...).

    Inglese splendido con impeccabile accento oxfordiano. Preparatissimi nelle materie scientifiche. 

    Ed entusiasti di poter finalmente - finiti gli studi - di poter operare per il bene del socialismo. Ricordo un paio di loro entusiasti di poter iniziare l'adestramento militare per poter andar in Angola e Mozambico dove al tempo era scoppiata la guerra civile.

    Esattamente come i colleghi italiani che facevano carte false per evitar il servizio militare...

    Anche per loro come per gli amici polacchi l'istruzione non comprendeva la storia... almeno come la si conosceva noi occidentali.

    Cito per l'ennesima volta ( segno dell'eta'..) una dscussione dopo pranzo in casa di un anziano parente (professore di storia )dei miei amici. Alla domanda se il vostro amico wloch (italiano) conoscesse la storia della Polonia risposi citando passi della storia polacca e che la polonia era arrivata al Mar Nero. Coro di correzioni da parte dei parieta'. Poi alla sera dopo che la maggior parte degli ospiti se ne era andata ed erano rimasti solo i parenti stretti il prof esordi' con un " il vostro amico italiano aveva ragione". Ando' in cantina e torno' con un libro di storia edito prims del 1939. Che riportava quanto avevo affermato.

    Ora ad un giovine cinese se deve scegliere fra conoscere la storia o avere l'ultimo iphone e viaggiare su una costosa BMW o Maserati secondo lor signori quale scelta fara'? In ogni caso non dovra' far nessuna scelta. Iphone ed auto costose sono reali. La storia cinese glie la spiegano... e come fara' a capire che e' artefatta specisljrnte se e' al volante della Maserati

  • Giovanni

    riguardo ai tipi di istruzione ricordo un bellissimo week end in quel di Zakopane passato assieme ad un gruppo di studenti DDR ( allora ero quasi loro coetaneo...).

    Inglese splendido con impeccabile accento oxfordiano. Preparatissimi nelle materie scientifiche. 

    Ed entusiasti di poter finalmente - finiti gli studi - di poter operare per il bene del socialismo. Ricordo un paio di loro entusiasti di poter iniziare l'adestramento militare per poter andar in Angola e Mozambico dove al tempo era scoppiata la guerra civile.

    Esattamente come i colleghi italiani che facevano carte false per evitar il servizio militare...

    Anche per loro come per gli amici polacchi l'istruzione non comprendeva la storia... almeno come la si conosceva noi occidentali.

    Cito per l'ennesima volta (segno dell'eta'..) una discussione dopo pranzo in casa di un anziano parente (professore di storia) dei miei amici.   Alla domanda se il vostro amico wloch (italiano) conoscesse la storia della Polonia risposi citando passi della storia polacca e che la polonia era arrivata al Mar Nero.   Coro di correzioni da parte dei parieta'.   Poi alla sera dopo che la maggior parte degli ospiti se ne era andata ed erano rimasti solo i parenti stretti il prof esordi' con un " il vostro amico italiano aveva ragione".   Ando' in cantina e torno' con un libro di storia edito prima del 1939.   Che riportava quanto avevo affermato.

    Ora ad un giovine cinese se deve scegliere fra conoscere la storia o avere l'ultimo iphone e viaggiare su una costosa BMW o Maserati secondo lor signori quale scelta fara'?   In ogni caso non dovra' far nessuna scelta.   Iphone ed auto costose sono reali. La storia cinese glie la spiegano... e come fara' a capire che e' artefatta specialmente se e' al volante della Maserati?

  •  Pietro

     Tornando alla nostra discussione io noterei che sembra che tu ritieni che esiste una sola istruzione valida dappertutto e per questo essa porterebbe alla democrazia

    In realta esiste una istruzione di carattere scientifica valida dappertutto: il principio di Archimede è valido sia a Pechino che a Berlino.  Ma la scuola è anche educazione  cioe presenta una serie di principi e un immaginario (immagine, non fantasia) del mondo che varia indefinitamente nel tempo e nello spazio.

    Io guarda con orrore alla guerra perche a scuola mi hanno detto che è cosa orrenda, mi hanno proposto il Mahatma Gandhi e Luther King.   Solo qualche generazione precedente davano ai bambini un moschetto, gli dicevano che  era un balilla e gli proponevano Muzio Scevola e Scipione l‘africano

    Alle  ragazze un tempo si diceva che mantenere la loro verginita era cosa gradita a Dio e alla societa, che permetteva loro di avere il vero amore e una famiglia mentre ora le diciamo che non fare sesso al piu presto significa che è immatura, che ha qualcosa che non va:

    E gli esempi potrebbero continuare all’ infinito.

    Ora la nostra scuola ci porta alla democrazia, ma quella cinese, attuale come quella fascista, nazista e comunista portavano a una societa héxié shèhuì  (societa armoniosa),  fascista nazista o comunista.   Anzi minore è la liberta democratica piu efficace è la scuola.

    Si potrebbe  pensare che la cultura elevata, gli intellettuali nella versione gramsciana (non la scuola di massa) sia in grado di comprendere meglio la realta.   Ma anche di questo io dubito fortemente quando vedo come tutta la intellighentia nostrana non vide i disastri  del comunismo, inneggio a Stalin a Mao, non volle vedere i disastri e gli orrendi crimini.

    Pensa alla folla  di studenti del 68, una intera classe di giovani che studiava e che idolatrava il Mao del Grande balzo in avanti e della Rivoluzione culturale.   Fra essi si distinguevano gli studenti di sociologia di Trento: avrebbero essere quelli che capivano la societa.

    I cinesi di oggi ignorano questo  loro passato recente ; la scuola lo ha rimosso dalle loro coscienze.   La scuola è piu potente degli eserciti:  chi controlla la scuola, controlla la societa.

    Pietro Maruca 23 Marzo 2018, alle 20:15

    Rileggendo il mio ultimo intervento, credo di dover precisare che non intendo fare alcuna apologia del sistema cinese. Le sue mille contraddizioni e lo sfruttamento estremo degli addetti alla produzione mi lasciano molto perplesso.

    Sono però curioso di vedere come si evolveranno le cose dati i fattori messi in campo. Tra questi, appunto, l'innovazione e l'apertura al mercato. Forse pure l'India sta andando nella stessa direzione, anche se non sembra in crisi il tradizionale sistema della rigida divisione in caste.

    Ci sarà la democrazia in Cina? Non lo so, ma credo che sia corretto il problema posto da Giovanni: cosa intendiamo per democrazia?

    Le forme del passato sono varie. E il futuro non si svilupperà necessariamente su percorsi già sperimentati da altri.

    In senso lato ritenngo che la democrazia sia la partecipazione alla cosa pubblica da parte del popolo o del gruppo coinvolto dal sistema democratico (nell'antoca Atene erano pochi gli eletti che vi potevano partecipare, il suffragio universale lo abbiamo in Occidente da pochi decenni).

    La partecipazione può essere concordata con un eccessivo ricorso alla delega, o esercitata in modo diretto.

    Il concetto che intendo porre all'attenzione nel contesto del tema "Istruzione e ricerca" è che la partecipazione può essere manipolata e guidata in presenza di scarsa istruzione. E che è più difficile quando l'istruzione è diffusa. Sarà un concetto banale e quasi ovvio, ma questa considerazione permette di leggere anche l'esito elettorale di questi giorni. Il populismo alligna laddove è più facile illudere la gente con promesse che l'ignoranza non permette di valutare correttamente.

  • Rileggendo il mio ultimo intervento, credo di dover precisare che non intendo fare alcuna apologia del sistema cinese. Le sue mille contraddizioni e lo sfruttamento estremo degli addetti alla produzione mi lasciano molto perplesso.

    Sono però curioso di vedere come si evolveranno le cose dati i fattori messi in campo. Tra questi, appunto, l'innovazione e l'apertura al mercato. Forse pure l'India sta andando nella stessa direzione, anche se non sembra in crisi il tradizionale sistema della rigida divisione in caste.

    Ci sarà la democrazia in Cina? Non lo so, ma credo che sia corretto il problema posto da Giovanni: cosa intendiamo per democrazia?

    Le forme del passato sono varie. E il futuro non si svilupperà necessariamente su percorsi già sperimentati da altri.

    In senso lato ritenngo che la democrazia sia la partecipazione alla cosa pubblica da parte del popolo o del gruppo coinvolto dal sistema democratico (nell'antoca Atene erano pochi gli eletti che vi potevano partecipare, il suffragio universale lo abbiamo in Occidente da pochi decenni).

    La partecipazione può essere concordata con un eccessivo ricorso alla delega, o esercitata in modo diretto.

    Il concetto che intendo porre all'attenzione nel contesto del tema "Istruzione e ricerca" è che la partecipazione può essere manipolata e guidata in presenza di scarsa istruzione. E che è più difficile quando l'istruzione è diffusa. Sarà un concetto banale e quasi ovvio, ma questa considerazione permette di leggere anche l'esito elettorale di questi giorni. Il populismo alligna laddove è più facile illudere la gente con promesse che l'ignoranza non permette di valutare correttamente.

  • Giovanni,

    hai ragione.

    Avrei dovuto precisare meglio. Il mercato e l'innovazione possono essere funzionali a regimi autoritari. Ritengo però che possano solo se riguardano la ristretta cerchia della classe dominante. Le persone coinvolte devono, cioè, condividere le condizioni sociali e le impostazioni politiche.  Il nazismo aveva una classe di privilegiati, ma anche degli obiettivi "bersaglio", che permettevano di distibguere tra i privilegiati e gli altri. Il nazionalismo tende a rendere privilegiati tutti gli appartenenti alla nazione per nascita e ingloba nel novero  degli avversari gli stranieri, oltre che gli infedeli, gli omosessuali, i comunisti, i nomadi o altre categorie  di persone, viste come minaccia alla solidità dello Stato, come ad esempio le minoranze etniche.

    Il mercato e l'innovazione diventano, quindi, funzionali alla nazione, in un regime che tende ad essere autarchico, o, al massimo, ad avere scambi controllati con i Paesi amici.

    Il mercato e l'innovazione a cui facevo riferimento sono qiuelli attuali, che si stanno sviluppando in un contesto globale. La Cina, a differenza del nazismo e di tutti i regimi precedenti, ha accettato le regole della concorrenza internazionale e vuole imporsi sul mercato mondiale. Sta quindi subendo pressioni per accettare di più anche la mondializzazione del suo mercato interno. Cosa che ancora non sta avvenendo come dovrebbe, ma non so per quanto tempo.

    La Cina non può più richiudersi sul solo mercato interno, non può più tornare indietro, se non con contraccolpi di cui non si possono prevedere gli effetti. Può solo, prima o poi, aprirsi del tutto.

    Per la sua produzione, poi, non ha solo ospitato industrie straniere a cui prestare manodopera a basso costo. Sta puntando ad essere leader nell'innovazione, con suoi scienziati capaci di pensare e  progettare innovazione, per svincolarsi dalla dipendenza dagli stranieri.

    Questa nuova classe di tecnici ad alto livello e la correlata schiera di addetti ai servizi e al mercato internazionale stanno avendo peso a livello economico, sia per i consumi interni, sia per gli scambi internazionali.

    Fino a quando c'è il vento in poppa, tutti si muovono in modo compatto, ma in caso di crisi, siamo sicuri che queste nuove classi non rivendichino un ruolo decisionale più attivo?

    La classe intellettuale cinese degli anni sessanta, elitaria e funzionale a un regime chiuso, poteva essere eliminata nella sua interezza, da un potere che aveva l'interesse a  ricominciare da zero.

    Questo  gruppo intellettuale ha un peso socio economico molto più rilevante, perché è molto più numeroso e articolato. Ma soprattutto è insostituibile per un regime che non può concedersi soste o passi indietro nell'innovazione e nell'aggressione al mercato mondiale. avendo accettato la regola della concorrenza.

    Non so come avverrà. Anzi non so neppure se non sia già un processo in atto. Ma sta nella logica delle cose che  l'apertura al mercato mondiale possa favorire la contaminazione culturale e che la capacità di pensare all'innovazione in tutti i campi possa prima o poi interessare anche la sfera delle relazioni umane e politiche.

    A differenza di tutti i sistemi imposti da sommosse e colpi di mano nel secolo scorso, la Cina attuale sta diventando un Paese con un livello di istruzione elevato, capace di guidare il cambiamento in modo meno esasperato e radicale delle rivolte con i forconi. E procedere con negoziati e compromessi può aiutare a mantenere il ruolo di primo piano che la Cina vuole consolidare.

    Si tratta di un fenomeno nuovo e originale, di cui non è facile prevedere gli sviluppi, così come è del tutto nuovo il fatto che il regime totalitario cinese consenta e favorisca l'espatrio di milioni di cittadini, che non sono dissidenti. Non ricordo nulla di simile nella storia del comunismo.

    Non ritengo certo l'istruzione uno strumento morale capace di guidare lo sviluppo di un Paese con una idealità illuminata.

    Semplicemente credo che  chi ha una formazione solida si renda conto che un sistema moderno riesce a reggere la concorrenza solo coinvolgendo tutte le sue risorse su un progetto comune e che la contrapposizione tra classi distoglie moltissime energie da quel progetto. Il compromesso sta nell'rodine delle cose.

    Solo dove c'è crassa ignoranza diffusa alberga e trova credito il populismo con i suoi illusionistici e fantasmagorici obittivi, basati sullidea che una classe possa fare a meno delle altre o possa imporre con la forza la sua volontà.

    Non so se la dirigenza cinese abbia effettivamente il proposito di generalizzare un'istruzione di alto livello. So che ne ha bisogno. E so che non potrà fare come gli USA, che hanno sopperito alla loro carenza formativa attirando le migliori menti da tutto il mondo.

  • Pietro

    Non bisogna confondere liberismo e liberalesimo (democrazia): sono cose diverse anche se in Occidente si sono affermate insieme

    Non vedo nessun motivo per cui un il mercato e nemmeno la innovazione non possa aversi  con regimi non democratici, non elettivi Infatti ad esempio nel nazismo si ebbe liberismo e anche ggrandi innovazioni tecniche, ( missili, progetti di bombe atomiche) cosi come  nella  Cina di oggi, il mercato direi selvaggio, e anche innovazioni  si accompagna a un regime non elettivo   In USA una corrente. i cosi detti Neocom sostennero la cosi detta la  dottrina Bush seconda la quale la liberta politica portava a quella economica che a sua volta portava al benessere : ma questa era assolutizzazione ingenua di quello che era avvenuto in America e fu una  catastrofe per l Iraq

     

     

    Pietro Maruca 20 Marzo 2018, alle 1:35

     

    La produzione può essere sottoposta a regime autoritario, ma l'innovazione e il mercato, no. Per la produzione funziona la gerarchia, per l'innovazione e per il mercato, no.

    Forse si potrebbe, in un sistema economico nazionale, quasi autarchico. Ma diventa paradossale tentare di conciliare il controllo assoluto  con la massima propulsione della ricerca e dell'innovazione.

    Idem con il mercato. Fino a quando il mercato interno è limitato, i problemi sono relativi Se però la Cina, come pare intenzionata, e come il mondo occidentale la spinge a fare per il noto squilibrio tra inport ed export, dovesse aprire alla conocrrenza interna e al libero mercato, dovrebbe necessariamente aprirsi a nuove regole difficili da tenere rigidamente sotto controllo..

     

     

    Pietro Maruca
    Il Circolo Libertà è Partecipazione è un Circolo del PD riconosciuto il 7 aprile 2011
  •      Pietro

     Veramente io trovo difficolta a seguirti in questo pure interessante discorso

    Forse sarebbe utile che noi precisiamo che cosa vogliamo intendere per democrazia perche il termine viene usato  per indicare tutto e il contrario di tutto ( democrazia cristiana, democrazia proletaria,  democrazie popolari )

     Qui per democrazia intendiamo quel tipo di governo, storicamente costituito, diffuso attualmente  nei nostri paesi occidentali e da li diffusi anche in buona parte del mondo. E caratterizzata dal fatto che  i governi (anche quelli locali) vengono scelti secondo elezioni  pluralistiche e libere. Il punto centrale è che questo presuppone una ampia ma sempre limitata liberta di pensiero e di organizzazione politica

    La democrazia non è il benessere, la giustizia il bene ma i suoi sostenitori ritengono, a torto o a ragione, che essa sia il mezzo migliore per raggiungerli : in genere pero solo in  determinati contesti storici

     Nemmeno significa che non ci sia gerarchia nella società : i dirigenti  ,i capi  ma solo i pochissimi  posti al vertici  sono scelti per elezioni. ma tutti gli altri dirigenti (milioni e milioni : dai presidi agli ufficiali, ai capiufficio, ai giudici  ) non sono  elettivi

    La democrazia non significa nemmeno che le decisioni politiche sono prese da tutti i cittadini: essi delegano  invece pochissime persone ( a volte solo uno solo)  a prendere le decisioni a nome di tutti

    Aggiungiamo anche un fatto fondamentale : da circa 200 anni l idea che il potere derivi da Dio è tramontato definitivamente ( resiste solo nel remoto Tibet) : tutti pensano che derivi dal popolo. Quello che muta è pero come il popolo esprima la sua volonta  Nella  democrazia  occidentale attraverso votazioni  pluralistiche, nei regimi comunisti attraverso  partiti che incarnano la autocoscienza del proletariato, nei regimi fascisti in  partiti che incarnano lo spirito nazionale , in Iran da una autorità religiosa che rappresenti la vera fede del popolo Non e affatto vero che gli uomini si sentono liberi se i capi sono eletti con votazione pluralistiche e servi o oppressi negli altri casi

     Infatti guarda i fatti : non si sentirono oppressi quei tanti iraniani che marciarono impavidi sui campi minati in Iraq, quei russi che combatterono allo stremo per difendere Stalingrado, quei tedeschi che fino all’ultimo difesero le macerie di Berlino  quei kamikaze che andarono a schiantarsi sulle navi americane Tutti erano convinti di lottare per il loro  popolo e/o per la umanita intera o la  giustizia  

    Tutti gli uomini aspirano per natura al benessere alla  giustizia qualsiasi cosa questo in concreto significhi: ma non esiste l’aspirazione universale alla democrazia  : è solo una convinzione affermatasi recentemente in una parte  della umanita  

     

    Pietro Maruca 20 Marzo 2018, alle 1:35

    Ribadisco il concetto. Non è la cultura in sé a determinare la democrazia, dato che da sempre la cultura elitaria ha sostenuto regimi elitari.

    Ma è questione di numeri, come per gran parte dei fenomeni sociali. Non si può tenere sottomessa una classe intellettuale composta da centinaia di milioni di individui, chiedendo contemporaneamente a costoro  di mettercela tutta per sviluppare innovazione e mercati

     

     

    Pietro Maruca
    Il Circolo Libertà è Partecipazione è un Circolo del PD riconosciuto il 7 aprile 2011
  • Sulla guida illumintata saranno le nostre scelte a richiedere senon disostituie almeno parzialmente i meccanismi democratici di decisione.

    D'altronde in campo economico abbiamo pianificato la cessione di slvranita'. Per quale motivo se c'e percezione di 'ricaduta e economica positiva limitarsi zlla sola e onomia?

  • Pietro

    come ho scritto forse un nuovo islam di matrice europea e non piu' araba potra' assorbire i nostri concetti di liberta'. Ma dovremmo capire quali. Forse quelli pre 68 ben difficilmente quelli post.

     Viste le attuali tendenze europee di questi aspetti che classifichiamo come liberta'non e' escluso saremo noi europei ad abbandonarne piu'di qualcuno.

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