Risposte

  • Consiglio vivamente questo rapporto e le informazioni del sito collegato.

    La situazione dell'Italia che ne risulta, dal punto di vista dello sviluppo economico, cultorale e sociale, è a dir poco drammatica.

    https://c4c36e0a-08ab-42de-9753-dd1b9d01586d.filesusr.com/ugd/4b584...

    https://c4c36e0a-08ab-42de-9753-dd1b9d01586d.filesusr.com/ugd/4b5846_67852ba0c1ee488c86fcc81b1b79e5…
  • Riporto qui una proposta interesssante fatta da Fabio Limiti sul gruppo FB

    ILVA; FARE PACE CON LA CITTÀ ATTRAVERSO UN PROGETTO DI RIGENERAZIONE URBANA.

    Di Fabio Limiti


    "Ilva è un impianto industriale sbagliato, perché concepito in un'area troppo vicina alla città in un'epoca in cui, invece, la prossimità veniva considerata un vantaggio.
    Un vantaggio soprattutto per le migliaia di lavoratori che non dovevano perdere tempo per spostarsi e raggiungere l'impianto, tanto che, proprio nelle immediate vicinanze di Ilva sorse, negli anni 50/60 il famigerato quartiere Tamburi, dove vengono registrati il maggior numero di casi di malattie indotte da quel genere di inquinamento ambientale indotto dai processi produttivi: amianto, diossine, polveri di cui solo oggi si ha coscienza della enorme pericolosità che ha già generato il mostro lamentato da tutti i tarantini.
    Abbiamo, quindi, un'industria essenziale per il Paese e una città combattuta tra il lavoro e la salute; una convivenza apparentemente impossibile e priva di vie d'uscita.
    Eppure una via d'uscita ci sarebbe; l'impianto industriale (foto 1) occupa un'area enorme ormai compromessa, limitrofa a depositi petroliferi ed al porto, per la quale, qualora destinata ad altri usi, occorrerebbe investire enormi risorse per il risanamento ed il recupero ambientale; il quartiere Tamburi, invece (foto 2), sorto improvvidamente appena oltre il muro di cinta di Ilva, è molto meno esteso, e gli edifici, allora realizzati in economia, risultano ormai anche irrimediabilmente obsoleti, oltre che privi di qualsiasi qualità sotto l'aspetto sia architettonico che urbanistico.
    La proposta di rigenerazione urbana è quella di demolire completamente il quartiere, realizzando contemporaneamente le nuove abitazioni in un'area più idonea e salubre (scelta dall'Amministrazione Comunale), trasferirvi gradualmente gli abitanti e riconvertire l'area attuale in un bosco urbano che potrebbe compensare in parte l'impatto ambientale dell'impianto industriale.
    Questa operazione renderebbe l'impianto compatibile con esigenze produttive più rispettose di vincoli ambientali un tempo inesistenti e potrebbe verosimilmente godere di importanti contributi U.E., vista anche la strategia messa in campo dall'attuale Commissione che intende perseguire obiettivi mirati alla eliminazione di fonti di inquinamento e al recupero ambientale di siti produttivi.
    Il coinvolgimento della UE potrebbe coprire pressoché integralmente i costi dell'operazione che comporterebbe anche la possibilità di creare posti di lavoro e compensarne la presumibile perdita indotta da un'auspicabile miglioramento nel processo tecnologico produttivo."

    Fabio ha poi stimati i costi:

    "nel quartiere Tamburi dovrebbero vivere circa 15.000 persone (l'intera circoscrizione ne conta quasi 18.000) in circa 5000 alloggi, per un totale di almeno 500.000 mq comprendendo sia il residenziale che il non.
    Per realizzare questo mezzo milione di mq servono, oltre al mattone, il suolo edificabile e le opere di urbanizzazione; diciamo 2000 euro/mq.
    Mi sembra che l'intera operazione dovrebbe costare intorno ad un miliardo di euro, euro più, euro meno ...."

  • se dovesse chiudere ILVA nel nostro paese nessuno sano di mente investirebbe più neanche un centesimo. Zingaretti cosa aspetti a prendere posizione? https://www.ilsole24ore.com/art/perche-arcelormittal-potrebbe-lasci...
     
     
    Perché ArcelorMittal potrebbe lasciare l’Italia. E il danno sarebbe enorme - Il Sole 24 ORE
    Questa è la settimana in cui sull’Ilva non può più cambiare niente e in cui, allo stesso tempo, può cambiare tutto. I Cinque Stelle sono stati coeren…
  • Ritorna la flat tax. Insieme alla quota 100 sarà la mazzata finale alla nostra economia e ai ceti più deboli.
    Se analizziamo l'attuale gettito IRPEF, risulta che il 10% dei contribuenti finanzia più del 50% del gettito.
    Se analizziamo il problema in termini di costi benefici, risulta che la maggior parte dei cittadini, intorno al 70/80% riceve dallo stato in servizi più di quanto paga con le tasse. In altre parole, il 20% più ricco mantiene in tutto o in parte la parte meno ricca.
    Questa è proprio la filosofia sociale della tassazione progressiva.Chi parla di patrimoniale dovrebbe prima meditare su questi dati.
    Con la flat tax, si passerebbe dal regime progressivo, diciamo sociale, a quello selvaggio, in cui ognuno si deve pagare i servizi. Un massacro per i ceti medio bassi. Che sono proprio quelli che votano Salvini.
     
    Le tasse in Italia? Le pagano i poveri e il ceto medio (e i ricchi la fanno franca)
    Confrontando le tasse italiane con quelle degli Stati Uniti e della Germania ci si accorge subito che il sistema italiano è sbilanciato: poveri e cla…
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    • Salve Cristina - qui nella zona nord dell'€ nessun partito destrasovranista afferma di voler lasciare l'€, neppure i finlandesi che sono da sempre quelli che bacchettano Paesi cicala del sud che hanno l'€.

       

  • Alberto

    quello che dice Stiglitz qui e altrove è quello che hanno fatto tutti i governi occidentali nel dopoguerra e in generale la tendenza che ha sempre caratterizzato  la sinistra ma attuato anche dal  centro ( DC,  Keynes) e addirittura la  destra (fascismo e Bismark).   Allora bisognerebbe  chiedersi perche a un certo punto è stata abbandonata : io ho espresso tante volte l’ opinione che seguo   che non ripeto ancora. 

    Alberto Rotondi 20 Febbraio 2019, alle 14:06 

    Tutti dovrebbero leggere l'articolo di Stiglitz, economista e premio Nobel, comparso sul numero delle scinze di Febbraio 2019.

    Dopo aver esaminato le cause delle disuguaglianze e aver mostrato come, in 30 anni l'1% più ricco della popolazione detenga, negli USA, quasi il 25% del reddito, mentre in Italia, e in genere in Europa, questa percentuale si sia mantenuta negli anni più contenuta, tra l'8 e il 10%, Stiglitz propone le politiche da fare per invertire la tendenza.

  • Alberto,

    sono spesso in disaccordo con Stiglitz su tanti temi economici.   Ha scritto recentemente molte cose che considero leggere, affrettate e non degne di un premio Nobel.

    Ma sottoscrivo ogni punto della sua proposta di piano d'azione/programma elettorale (che contiene comunque qualche punto specifico americano come quello della tutela dei capitali pensionistici; da noi la proposta non è rilevante, ma negli Stati Uniti è assolutamente necessaria).

  • Tutti dovrebbero leggere l'articolo di Stiglitz, economista e premio Nobel, comparso sul numero delle scinze di Febbraio 2019.

    Dopo aver esaminato le cause delle disuguaglianze e aver mostrato come, in 30 anni l'1% più ricco della popolazione detenga, negli USA, quasi il 25% del reddito, mentre in Italia, e in genere in Europa, questa percentuale si sia mantenuta negli anni più contenuta, tra l'8 e il 10%, Stiglitz propone le politiche da fare per invertire la tendenza.

    1) riforma delfinanziamento della politica, con un ritorno al supporto pubblico per evitare l'asservimento dei governanti ai potentati economici;

    2) matenimento e rinforzo di una tassazione fortemente progressiva;

    3) istruzione pubblica di alto livello finanziata dal governo, con università accessibile a tutti;

    4) leggi di contrasto alla formazione dei monopoli privati e pubblici;

    5) leggi a tutela dei lavoratori e delle libertà sindacali;

    6) limiti ai superstipendi dei super manager, sia nel pubblico sia nel privato;

    7) leggi contro ogni tipo di discriminazione, sia di sesso che di razza ereligione;

    8) rinforzo delle tasse di successione;

    9) universalità delle cure sanitarie 

    10) tutela dei capitalli pensionistici

    11) poltica abitativa che assicuri case accessibili a tutti.

    In conclusione, Stiglitz dice: " ... a chi dice che non possiamo permetterci queste cose, io dico che non possiamo permetterci di non fare queste cose. Stiamo già pagando un prezzo troppo altto  per la disuguaglianza, ma questo non è che l'anticipo di quello che dovremo pagare se non facciamo qualcosa, e in fretta. Non stiamo mettendo a rischio solo l'economia, ma anche la democrazia".

    Chi dice che oggi non c'è più differenza tra destra e sinistra è servito.

  • Si dice:" il risparmio non è mai guadagno" ma forse è eccessivo: direi: il risparmio non sempre è un guadagno Se tuitto potesse ridursi a fare un conto costi -ricavi  qualuanque cretino potrebbe fare l' imprendiotore : ma occorrono altre doti che sono dell uomo e non delle  calcolatrici

  • Giovanni

    anni fa in azienda ci fu una proposta di sostituire un determinato materiale con altro di minor costo. Uno studio calcolava il vantaggio in termini economici. Ovvio riguardava la spesa di quel determinato ente nel caso specifico la produzione acciaio.

    Lo stesso studio esaminato su scala allargata allo stabilimento si dimostrò negativo. Motivo? i residui di lavorazione con il nuovo materiale avrebbe modificato gli scarti da materiale inerte a rifiuto pericoloso quindi da trattare o da smaltire in discariche speciali. E conseguenza costi alle stelle.

    Il caso studio TAV è analogo. Con il conteggio delle mancate accise renderebbe conveniente ((forse) non completare la TAV.

    Se esaminiamo il problema in ambito allargato vediamo che la pianura padana è una zona fra le più inquinate d'Europa. Togliere dalla strada un milione di TIR all'anno porterebbe ad una riduzione dell'inquinamento. Conteggiamo il costo delle spese mediche di chi è colpito da malattie polmonari causate dall'inquinamento.

    Emettere mezzo milione di tonnellate anno di CO2 e poi chiudere le centrali a combustibile per rispettare gli accordi di Kyoto non è che abbia molta logica...

    mi viene a mente una battuta che circolava in azienda quando qualche zelante dirigente alla ricerca di visibilità lanciava l'ennesimo programma riduzione costi. Per risparmiare non badiamo a spese

     

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